Primi piani

Yannick Hamon
Lingua e traduzione - lingua francese

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Mi chiamo Yannick Hamon. Provengo dalla Francia (università di Grenoble Alpes) poi dall'Emilia Romagna (Università di Bologna, sede di Forlì). Mi interesso soprattutto di didattica del Francese come Lingua Straniera (FLE). Tengo a Ca' Foscari dei corsi di lingua francese indirizzati alle studentesse e agli studenti della laurea triennale così come a quelle e quelli della laurea specialistica in Relazioni Internazionali Comparate. Le mie ricerche vertono sull'utilizzo didattico delle tecnologie per la produzione scritta e la traduzione, specificamente in una prospettiva collaborativa. Mi occupo anche di formazione docenti e, da qualche tempo, esco un po’ dal mio campo per interessarmi un po’ di più dell'analisi dei discorsi politici. 

Qual è stato il suo percorso accademico?
Ho conseguito una laurea in letterature moderne a Clermont-Ferrand in Francia, poi una prima laurea magistrale (vecchio ordinamento) in didattica del Francese Lingua Straniera, poi, dopo 4 mesi di viaggio in Australia e Nuova Zelanda, mi sono spostato a Grenoble per conseguire due lauree specialistiche (multimedia per la formazione linguistica e linguistica applicata alla didattica delle lingue). Spostandomi sempre più a est, ho conseguito un dottorato di ricerca all'università di Bologna (DIT, sede di Forlì) dove ho insegnato come professore a contratto per altri 5 anni, per poi spostarmi di nuovo più a est… ma adesso mi fermo, giuro :)

Quali sono i suoi modelli / punti di riferimento professionali?
Ne ho tanti e tutti sono importanti per aspetti diversi. Invece di fare nomi, i punti di riferimento si potranno riconoscere in questo breve profilo: persone che, oltre a essere brillanti nel loro campo, sono persone aperte, sempre curiose, stimolanti e al contempo rigorose nei loro metodi: questo abile mix d'intelligenza razionale, creativa e affettiva. 

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
“Sempre” non direi, ma l'ho capito da quando sono tornato a studiare dopo aver lasciato la scuola a 17 anni. Ho fatto il servizio militare, sono stato operaio e mentre facevo l'operaio studiavo da solo sui libri per riattivare le conoscenze in inglese, storia, letteratura. Quindi ho fatto un corso serale per ottenere il diploma d'accesso all'università. Quando ho iniziato la laurea ero determinato ad andare il più lontano possibile. Il dottorato e la ricerca sono allora diventati l'obiettivo numero 1. 

Qual è l'aspetto che più l’appassiona del suo ambito di ricerca?
La complessità delle dinamiche cognitive, metacognitive e affettive così come l'intersezione dei fattori che entrano in gioco nel processo di apprendimento di una lingua. La co-costruzione delle conoscenze in ambiti tecnologici (che aumentano la complessità di questi processi). 

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Significa gettarsi al 100% in due missioni complementari, utili sia per il mondo accademico - la scienza - sia per la formazione iniziale dei futuri cittadini. Significa anche avere la fortuna di poter studiare per tutta una carriera accademica, crescere come cervello ma crescere anche come essere umano e far crescere altre persone attraverso la trasmissione delle proprie ricerche, della propria passione, aiutando studentesse e studenti a porsi tante domande (per poi trovare quelle giuste).

Le soddisfazioni professionali più grandi?
Per quanto riguarda la didattica, la soddisfazione più grande è una lettera scritta dai miei studenti l'anno scorso e indirizzata al rettore per esprimere la loro soddisfazione per il modo in cui la sezione di francese aveva gestito l'emergenza sanitaria e la didattica a distanza. Una soddisfazione collegiale, quindi. Per la ricerca, un convegno che ho recentemente organizzato sull'analisi dei discorsi ambientali, per il quale ho avuto un bel riscontro da parte dei partecipanti e del pubblico. 

L’ambito di cui si è sempre voluto occupare ma che non ha ancora avuto occasione di esplorare?
Mi piacerebbe esplorare il campo dell'insegnamento della letteratura francese. Un giorno o l'altro, in un modo o nell'altro, le opportunità si apriranno, ne sono sicuro. 

Cosa dice ai giovani che cominciano il loro percorso universitario?
Si tratta di un percorso non facile e proprio per questo più stimolante. Consiglio di non fare troppi piani, lasciare le finestre aperte. Contano molto la riflessività e la capacità d'aggiustare i propri metodi di apprendimento. Fare sport e godersi la vita, moltiplicare gli incontri, impegnarsi in attività extracurricolari possono anche fare la differenza. Diventare sempre meno scolastici, sempre più elastici per adattarsi a nuovi prof, a nuovi metodi. Farsi delle domande ma non sempre. Rimanere zen. 

E a quelli che si avvicinano alla ricerca oggi?
Rimanere aperti. Come Umberto Eco ci suggeriva all'inizio del dottorato a Bologna, non perdere di vista l'apertura a più campi disciplinari, a più argomenti, a più approcci. Lavorare sodo, anche, e mai rinunciare al cuore dei nostri studi: l'umanità in tutta la sua complessità, le sue sfumature. Non avere paura delle sfide. 

Perché Ca’ Foscari e Venezia?
Non soltanto per il fascino della Serenissima e gli spritz dopo un pomeriggio di docenza. Anche, ovviamente e soprattutto, per l'impeccabile reputazione e il prestigio dell'Ateneo. Prima, associavo Ca' Foscari alla fama delle lingue orientali, ma ho scoperto una grande vivacità anche per le lingue occidentali.

Last update: 21/05/2024