Primi piani

Adrián J. Sáez García
Letteratura spagnola

Ci parli di lei: da dove proviene, cosa insegna a Ca’ Foscari, quali sono i suoi interessi e i suoi ambiti di Ricerca.
Sono Adrián J. Sáez, e sono nato a San Sebastián ma cresciuto a Pamplona (sempre Spagna). Mi sono laureato e ho conseguito il dottorato all’Universidad de Navarra e poi ho ottenuto un secondo dottorato all’Université de Neuchâtel (Svizzera). Ho lavorato inoltre all’Universität Münster e all’Universität Heidelberg (Germania) e sono arrivato a Ca’ Foscari un po’ per caso, con un Progetto Montalcini nel 2018. Insegno letteratura spagnola e i miei interessi di ricerca sono svariati, perché sono specialista del periodo del Siglo de Oro (specialmente Cervantes, Quevedo, Calderón), ma, essendo molto curioso, ho studiato anche i rapporti della letteratura con altre discipline (arte in generale, diplomazia, nazionalismo, ecc.), così come la poesia contemporanea (Luis Alberto de Cuenca).

Quali sono i suoi modelli / punti di riferimento professionali?
Lasciando da parte idee tratte da testi (che possono anche servire da modello), ho avuto tre maestri ufficiali che mi hanno introdotto allo studio della letteratura - Juan Ramón Goya e Maria Luisa Delgado al liceo e Ignacio Arellano all’Universidad de Navarra - e soprattutto altri tre maestri di elezione: in ordine alfabetico, Luis Gómez Canseco (Universidad de Huelva) per aver dato vita al classico docere et delectare, Pedro Ruiz Pérez (Universidad de Córdoba) per la sua straordinaria lungimiranza, e Antonio Sánchez Jiménez (Université de Neuchâtel) per la curiosità infinita e l’etica del lavoro. Insieme a questi, per tutti gli aspetti della vita c’è mio zio Moncho, modello di uomo buono, che è l’aspetto veramente più importante.

Ha sempre pensato che questa fosse la sua strada?
Non tutta la vita perché da bambino ricordo di aver avuto i sogni più disparati, ma dagli inizi degli studi universitari mi sono appassionato allo studio e dunque ho lavorato duro per poter essere un docente e ricercatore di letteratura spagnola. Senza dubbio, la parola chiave è passione: l’amore per l’argomento di studio, che deve rinnovarsi con lo sforzo d’ogni giorno e provare a trasmettersi agli studenti (e colleghi) in modo piacevole. Perché la cultura, la letteratura e l’università possono - e devono essere - divertenti e vive, non solo concetti e idee da museo. Insomma, si studia, si fa ricerca e s’insegna meglio con un sorriso in volto.

Cosa significa, per lei, insegnare e fare ricerca?
Imparare, condividere e divertirsi: imparare, perché la curiosità onnivora mantiene in tensione intellettuale e porta a sfide sempre nuove che fanno crescere; condividere, perché il contatto costante con gli studenti durante e al di fuori delle lezioni è un rapporto win-win, che deve alimentarsi e contribuire alla ricerca; divertirsi, perché - come ho già detto - concepisco il mio lavoro come una festa, per la quale ci si  deve preparare al meglio (studio, studio, studio) e poi provare a far sì che l’incontro (conferenza, lezione, viaggio di ricerca) sia piacevole. Come se non fosse abbastanza, il contatto con altre culture e le possibilità di mobilità sono la ciliegina sulla torta.

Perché Ca’ Foscari e Venezia?
Cambiando l’ordine, confesso che è per Venezia e per Ca’ Foscari: la città più bella al mondo ha un fascino unico (per arte, cultura, identità e storia), ma è anche un luogo ideale per sentirsi a casa, grazie a una comunità frizzante (e non solo per il prosecco); a sua volta, Ca’ Foscari è un ateneo molto dinamico che possiede allo stesso tempo un forte legame con la città e una grande proiezione internazionale, e dunque offre mille possibilità per sviluppare un’attività d’insegnamento e ricerca molto stimolante.

Last update: 21/05/2024