#STEM: la storia di Beatrice Marchiori, ingegnera, insegnante e mamma

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Beatrice Marchiori

Dietro ad una laurea non ci sono solo ore passate sui libri o in laboratorio, ma anche tanta determinazione e la capacità di bilanciare molteplici responsabilità. Beatrice Marchiori, una delle prime cafoscarine a completare il percorso in Ingegneria fisica, è arrivata a questo importante traguardo gestendo - oltre allo studio - le sfide della maternità e del lavoro.

Tre anni fa, Beatrice si iscrive alla triennale in Ingegneria fisica, colpita dalla nuova proposta di Ca’ Foscari “Ho scelto questo corso perchè è all’avanguardia, completamente nuovo nel modo di affrontare la materia. Mi è sempre piaciuto ‘buttarmi’ nelle novità e non volevo limitare le mie conoscenze a una sola direzione, ma abbracciare una prospettiva ampia che mi permettesse di esplorare vari campi. Ed è stato così.”

La sua tesi, sviluppata sotto la guida del professor Flavio Rizzolio, ha analizzato il possibile impiego delle cellule staminali nella cura di malattie neurodegenerative, studiando inoltre la correlazione tra il microbioma dell’asse intestino-cervello e varie forme di cancro. “Durante il tirocinio in laboratorio, ho differenziato delle cellule staminali embrionali di topo in cellule della retina e cellule corticali, cioè neuroni. Ho poi testato questi neuroni con un dispositivo avanzato in dotazione a Ca’ Foscari - il BioCam Duplex, che permette di registrare segnali cellulari, in modo tale da evidenziare e dimostrare le connessioni neuronali, ricostruendo una mappa delle comunicazioni tra neuroni.
Anche nel cervello, le informazioni sono come dati. Approcciare lo studio del cervello dal punto di vista ingegneristico va oltre la medicina, analizzando matematicamente le connessioni e i pensieri per superare i limiti attuali della conoscenza in ambito neurale."

“E' un sogno che si realizza poter lavorare insieme a dei ragazzi e delle ragazze con una formazione multidisciplinare che spazia dalla matematica, alla fisica, dall’ingegneria alla biologia,” ha dichiarato il professor Rizzolio. “Hanno una preparazione più ampia rispetto alla mia e questo ci permetterà di esplorare nuovi campi e nuovi approcci per raggiungere nuovi traguardi volti al benessere comune. A me non rimane che mettere a disposizione la mia esperienza e guardare ai nuovi talenti che si andranno ad affermare.”

Dopo aver approfondito il campo della Biologia grazie al curriculum scelto per la triennale, la neo-dottoressa ha deciso di proseguire gli studi al Campus scientifico di Via Torino con la magistrale in Engineering Physics“Sono sempre stata interessata al campo medico, soprattutto alla neurologia. Quando è stato presentato questo nuovo percorso magistrale, con un curriculum ‘Brain’ dedicato proprio al cervello, ho sentito che questa strada era il mio destino. Sono davvero molto contenta della mia scelta. Terminata la magistrale, vorrei coltivare ulteriormente le mie conoscenze nell’ambito del cervello, un ambito nuovo e per certi versi ancora misterioso, possibilmente continuando con la ricerca nel campo.”

Nel loro percorso accademico, Beatrice e le colleghe Federica Zanella e Ilaria Lachin, si sono trovate in minoranza in un ambiente prevalentemente maschile come quello delle discipline STEM. “La situazione non è molto diversa alla magistrale, attualmente siamo solo 2 ragazze su un totale di 10 studenti. Mi fa però piacere vedere che le iscritte alla triennale sono nettamente aumentate negli ultimi anni. E’ vero, in molti ambienti legati alla scienza, le donne vengono ancora discriminate. Fortunatamente, a Ca’ Foscari non ho mai avuto esperienze negative in questo senso, né con i compagni né con i docenti.”

Per tutte le ragazze che si apprestano ad iniziare un percorso scientifico, Beatrice ha dei consigli chiari “Andate dritte per la vostra strada e non abbiate timore. Fatevi valere sempre, segnalate i problemi, parlate con professori e professoresse se incontrate ostacoli”.

L’impegno di Beatrice non si ferma all’ambito accademico. Oltre agli studi, la neo-ingegnera è anche una neo-mamma e un’insegnante di doposcuola, dove condivide la sua passione per la matematica, la fisica e le scienze con studenti e studentesse delle scuole medie e superiori. "In quanto studentessa, lavoratrice e mamma, questi tre anni non sono stati sempre facili e ho dovuto affrontare diversi ostacoli. E’ stato un percorso che ha richiesto molta organizzazione - e anche qualche notte insonne! Fortunatamente ho potuto contare sul sostegno del mio ragazzo, su docenti comprensivi e compagni disponibili. Anche le registrazioni delle lezioni sono state fondamentali per me, e mi sono personalmente attivata - coinvolgendo inoltre il coordinatore del corso, il prof. Bonetti - perchè queste venissero rese disponibili a tutte le studentesse in gravidanza e alle neo-mamme."

Il professor Stefano Bonetti è intervenuto per complimentarsi con la neo dottoressa: “Congratulazioni a Beatrice, dr.ssa Marchiori, e alle nostre prime tre laureate! I loro tre percorsi sono stati tutti diversi, a dimostrazione della versatilità del corso di studio in Ingegneria Fisica, e della forma mentis che cerchiamo di trasmettere ai nostri studenti e alle nostre studentesse. Beatrice è un esempio per tutte le ragazze che non solo si dedicano allo studio, ma che anche lavorano, e nel suo caso decidono di costruire una nuova famiglia. È la dimostrazione che con l’impegno si riesce a completare un corso di studio impegnativo come questo entro i tre anni, senza rinunciare a scelte personali. La storia di Beatrice è un altro passo verso una università sempre più inclusiva, aperta ad una società più equa e meno stereotipizzata dove gli ingegneri non devono essere tutti uomini. Sono contento e onorato come docente cafoscarino di poter essere stato di supporto a Beatrice per trovare una soluzione che da adesso in poi potrà essere usata da tutte le nostre studentesse madri. Congratulazioni a Beatrice per il traguardo raggiunto, e in bocca al lupo per gli studi magistrali in questo percorso innovativo di “Physics of the Brain” insieme alla SISSA di Trieste.”

Francesca Favaro