A lezione di 'fallimento' con il professor Paul Iske

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Nel nostro mondo dinamico e complesso, il fallimento non è solo inevitabile, ma è anche una preziosa opportunità di apprendimento. Ma ci è permesso fallire? Sappiamo correre dei rischi e accettare risultati diversi da quelli previsti? E qual è l'impatto della cultura su come viene affrontato il fallimento?

Il Professor Paul Iske, fondatore e direttore dell''Istituto dei Fallimenti Brillanti’ (Instituut voor Briljante Mislukkingen - www.briljantemislukkingen.nl) , ha affrontato queste e altre domande nella conferenza "Brilliant Failures: Working, Failing and Learning Together" tenutasi a Ca’ Foscari il 9 novembre 2023.

La conferenza - organizzata dal Collegio Internazionale Ca’ Foscari - è stata preceduta da un workshop dedicato agli studenti e alle studentesse delle Scuole superiori di Ateneo di tutta Italia. Al termine dell’incontro i partecipanti hanno avuto l’opportunità di presentare i risultati e il materiale prodotto durante il laboratorio, come ad esempio un video in cui hanno analizzato i loro più grandi fallimenti e cercato di riconoscere le tipologie di errori commessi.

Nel suo discorso, il Professor Iske ha messo in discussione le prospettive convenzionali sul fallimento, spronando le persone a non vederlo come un ostacolo e a considerarlo piuttosto come parte integrante del processo di apprendimento, un’opportunità di crescita.

Introdotto dal Professor Marco Li Calzi, Direttore del Collegio Internazionale, il ‘Chief Failure Officer’ ha iniziato sottolineando la generale riluttanza ad ammettere i propri fallimenti. "Ci piace parlare solo dei nostri momenti migliori e dei nostri successi,” ha detto Iske, “ma quella non è tutta la verità. Se non raccontiamo le cose come stanno, compresi i fallimenti e gli errori, ci lasciamo sfuggire molte lezioni preziose. Se tutto va liscio e secondo i piani, non si impara molto durante il tragitto".

Approfondendo il concetto di ‘intelligenza del fallimento’, il Professor Iske ha parlato della possibilità di riconoscere alcuni modelli, o pattern: "Abbiamo individuato 16 diversi modelli di errore. Riconoscerli aiuta a capire che cosa è andato storto, imparare dagli sbagli ed evitare di ripeterli in futuro".
I ‘pattern’, o ‘archetipi’, comprendono per esempio ‘La sedia vuota’ (non tutte le persone chiave sono state coinvolte nel progetto), ‘La dipendenza’ (devi sapere quando smettere) o ‘Il Canyon’ (attenzione ai modelli consolidati). Tutti gli archetipi sono disponibili sul sito web dell'Istituto.

Il professor Iske si è soffermato anche sulle sorprese e le battute d'arresto insite nei progetti di ricerca e nella vita accademica, criticando la pressione esercitata sulle persone affinché facciano false promesse in merito ai loro progetti: "Si inneggia al successo, alle pubblicazioni di prestigio, ai voti perfetti: senza queste cose non sei una brava ricercatrice o un buono studente. Ecco come si diventa vittime dello stress o si sente di non potercela fare. Invece, se vogliamo migliorare il mondo accademico. dobbiamo correre dei rischi, e correndo rischi c'è sempre la possibilità di fallire. Albert Einstein dedicò anni della sua vita allo studio della Teoria del campo unificato, un progetto che alla fine non si concretizzò. Si concesse di farlo perché l'idea era ambiziosa e poteva condurre a scoperte di gran lunga più importanti del rischio di fallire".

Facendosi fautore di un passaggio dai costi del fallimento al valore del fallimento, il professor Iske ha aggiunto: "Senza sperimentazione non c’è miglioramento, e il fallimento è parte integrante della sperimentazione. Più si fallisce, più si impara, e più si impara, più aumentano le possibilità di successo. Mi piace pensare che la parola "FAIL", fallimento, stia per "First Attempt In Learning” e cioè primo tentativo di apprendimento."

Ma che cosa si intende esattamente per 'Fallimenti Brillanti'? Per Iske un 'fallimento brillante' è il tentativo ben preparato di creare valore, solo con un risultato diverso dal previsto. Di conseguenza, è un’occasione per imparare. La sua "formula virale" per "fallire brillantemente" consiste in: visione, ispirazione, gestione del rischio, approccio e apprendimento: "Non sto dicendo che la cosa migliore da fare nella vita sia fallire, ma accettare la possibilità di un fallimento, imparare a gestirla e a sopravvivere da un punto di vista umano. Se da quel che ci accade impariamo una lezione che siamo in grado di condividere e raccontare, allora possiamo parlare di un fallimento brillante".

Parlando del bisogno di un ambiente di sostegno, il professor Iske ha sottolineato l'importanza della sicurezza psicologica, necessaria per sperimentare senza paura di ritorsioni: "Viviamo in una cultura che spinge le persone ad essere caute: il mio progetto funzionerà? Che cosa ne sarà di me se non funziona? E se perdo tempo e denaro? In questo modo, molti progetti che dovrebbero essere realizzati non vedono la luce, perché le persone hanno paura di fallire e di essere colpevolizzate. Dobbiamo creare un clima di sicurezza psicologica, in cui le persone siano disposte e in grado di sperimentare e fare ricerca senza il timore di essere punite in caso di insuccesso."

Iske ha anche introdotto il concetto di Diritto umano universale di "fallire brillantemente”: "Insieme a un gruppo di giuristi, abbiamo esteso la Dichiarazione dei Diritti Umani. Firmando questo documento, riconoscete il diritto delle persone a sentirsi libere di avviare iniziative che potrebbero fallire. Se hai la libertà di fallire e di condividere il tuo fallimento, sei libero o libera di imparare".

La parola agli studenti

Tra i partecipanti al workshop c'erano anche due studenti del Collegio Internazionale Ca' Foscari. Abbiamo chiesto loro come è andata l'esperienza e qual è la cosa più importante che hanno imparato. 

Simone Rizzo Philosophy, Interntational Studies and Economics "Ho deciso di partecipare a questo workshop perché al Collegio non si parla molto di questo tema. Come Honor School students siamo soggetti a regole piuttosto severe per quel che riguarda il merito, e anche il rapporto con l'impegno accademico è diverso. Per questo ho apprezzato l'opportunità di confrontarmi con altri studenti e studentesse provenienti da tutta Italia. Trovo interessante l'idea di cambiare la percezione del fallimento da una esperienza individuale a una collettiva. Anche sottolineare l’esistenza di fallimenti "brillanti" è stato importante.

Vahit Ozan Posluk - Philosophy, Interntational Studies and Economics: "Negli ultimi mesi ho iniziato a vedere i miei fallimenti in modo diverso, cioè in una luce migliore. Ecco perché ho colto l'occasione di ascoltare un esperto del settore e di condividere le esperienze con altri studenti e studentesse, amici e amiche che stanno seguendo il mio stesso percorso. Se da un lato credo fermamente che ogni fallimento possa essere un'opportunità per imparare, dall'altro bisogna accettare la necessità di affrontare le conseguenze dei propri errori se si vuole veramente migliorare".

Francesca Favaro / Trad. Barbara Del Mercato