Giovani e partecipazione politica: intervista alla cafoscarina all’OCSE

Ilaria Foroni, cafoscarina, è attualmente borsista presso Fondazione Ca’ Foscari, dove collabora con il centro Aiku - Arte Impresa Cultura, dedicato alle interazioni tra cultura, processi creativi e mondo imprenditoriale. L’interdisciplinarità del suo percorso e l’attenzione dedicata al ruolo sociale delle politiche culturali le hanno permesso di essere selezionata tra 1500 candidati come unica italiana di Youthwise, Youth Advisory Board dell’OCSE, composto da 24 brillanti “under 30”, scelti per rappresentare le giovani generazioni nel discorso politico internazionale. La sua candidatura ha di mira le politiche culturali e le iniziative artistiche internazionali e il ruolo che queste ricoprono nel cambiamento sociale.

L’ex cafoscarina ha rappresentato, insieme al collega Jack Peplinski, anche lui membro di Youthwise, il punto di vista delle giovani generazioni partecipando al consiglio dei ministri dell’OCSE 2022 che si è svolto a Parigi dall’8 al 10 giugno. Per la prima volta in questa occasione è stato dato spazio alla partecipazione attiva dei giovani sul tema “The future we want: Better policies for the Next Generation and a Sustainable Transition”. I due rappresentanti sono stati portavoce dei problemi più urgenti del prossimo futuro, emersi durante il workshop che ha riunito oltre 60 giovani partecipanti tra le organizzazioni giovanili, gli esperti dell’OCSE e i 24 membri dello Youthwise, Youth Adivisory Board.

Abbiamo intervistato Ilaria Foroni sulle sue attività di ricerca, su questa prestigiosa esperienza e sul ruolo sociale e politico della cultura.

Ci racconti il tuo percorso accademico? Di cosa ti occupi adesso?

Dopo una laurea triennale in economia a Padova mi sono laureata in magistrale lo scorso Novembre in Economia e Gestione delle Arti e delle attività culturali (EGArt), il mio percorso è stato quindi abbastanza interdisciplinare. 

Nella mia tesi magistrale avevo proposto uno studio integrato delle politiche culturali della regione Veneto, guardando ai modi diversi di finanziare e sostenere il settore culturale e creativo  con diversi obiettivi di policy. Le politiche culturali vanno intese trasversalmente  e comprendono vari ambiti del sapere (economico, imprenditoriale, politico, artistico) e dunque necessitano di uno studio che sappia integrare diverse visioni.

Adesso sono borsista presso il centro aiku (Arte Impresa Cultura) di Ca’ Foscari.  Sto seguendo un progetto che unisce il mondo dell’arte a quello del business e consiste nella definizione strategica dell’identità culturale  dell’azienda Brombal SRL di Castelfranco Veneto, azienda leader internazionale nel mercato dei serramenti di lusso. L’identità aziendale è elaborata a partire dall’enorme valore culturale del territorio in cui l’azienda opera, legato a nomi come quelli di Andrea Palladio, Antonio Canova e Carlo Scarpa. A partire da operazioni di “marketing esperienziale” in grado di far leva sulla simbologia del patrimonio culturale veneto, l’azienda veicola i propri valori al mercato estero , tra cui quello del “made in Italy” e del  "made in Veneto”

Puoi farci un esempio di come le politiche culturali possano avere un impatto sulla società?

In generale con il centro aiku ci occupiamo di integrare politiche culturali e pianificazione territoriale, guardando all’arte come settore economico e produttivo, ma anche come veicolo di cambiamento sociale, questo sia a livello regionale che a più ampio raggio.

Un esempio può essere il progetto Dance well, a cui il centro Aiku ha iniziato a collaborare grazie ad un finanziamento del programma Europa Creativa , progetto portato avanti da più di 10 anni dal comune di Bassano del Grappa e riconosciuto come “best practice" dall’UE. 

Attualmente il progetto propone un lavoro di ricerca artistica e coreografica nell’ambito della danza di comunità con al centro i malati di parkinson del territorio. Si tratta di un progetto - finanziato anche  da fondi europei nell’ambito di una più ampia programmazione di politica culturale - che ha un grande riscontro sul benessere psicofisico della persona, aumentando nei partecipanti il senso di comunità grazie alla condivisione di saperi corporei e alla scoperta  di diversi linguaggi. La produzione artistica mantiene il suo alto valore creativo ed è, al contempo, accessibile, coinvolge la cittadinanza, migliora lo stato di salute dei partecipanti e compensa gli effetti collaterali di altri interventi pubblici (come  quelli legati al distanziamento sociale e all’uso di mascherine implementati durante l’emergenza covid). 

Questo è solo un esempio di come la cultura possa essere vettore di consapevolezza, wellbeing e cambiamento sociale.

Il tema del Youthwise, Youth Adivisory Board dell’OCSE 2022 è quello di un futuro inclusivo e sostenibile per le nuove generazioni. Come hai declinato questo tema a partire dal tuo percorso di studi?

Ho declinato il tema della sostenibilità in modo inusuale: proponendo di investire nella cultura e nelle humanities e guardando al valore delle politiche culturali come motore del cambiamento sociale.La cultura influenza il modo in cui viviamo e contribuisce a  trasformare abitudini e a creare nuove narrative. Questo ci permette di proiettarci in modo critico nel futuro, visualizzando nuovi sistemi economici e organizzativi. Il tema della sostenibilità ambientale, ad esempio, al centro del consiglio dell’OCSE, è una priorità che può ottenere visibilità e diffusione anche attraverso le politiche culturali e i diversi linguaggi artistici, che modificano le nostre abitudini legate ai consumi e al rapporto con l’ambiente.

Ci racconti la tua esperienza come parte del Youthwise, Youth Advisory Board? 

Su iniziativa della Presidenza italiana del Consiglio ministeriale dell'OCSE del 2022, l'8 giugno ho partecipato a  un workshop a Parigi che ha riunito oltre 60 partecipanti, tra cui noi 24 membri di Youthwise, i rappresentanti delle organizzazioni giovanili e gli esperti dell'OCSE.  Da questo scambio sono emerse questioni e proposte riguardo al tema del futuro inclusivo e sostenibile per le nuove generazioni. Nella seduta del consiglio dei ministri del 10 giugno, poi, è stata data la possibilità a me e a un giovane collega, Jack Peplinski, anche lui membro di Youthwise, di tenere un discorso che veicolasse le problematiche emerse durante il workshop come più significative e urgenti per il nostro prossimo futuro. É stata un’occasione di dialogo preziosa che mostra quanto sia importante lo scambio intergenerazionale e quanto sia cruciale consolidare le occasioni di partecipazione politica per le giovani generazioni.

Quali temi tra quelli ritenuti più urgenti per le giovani generazioni sono stati riportati all’attenzione del consiglio dei ministri? Che riscontro hanno trovato da parte dei rappresentanti dei vari stati?

Le questioni principali emerse durante il workshop e riportate nella seduta del consiglio del 10 giugno sono tre, pensate secondo un’attitudine pragmatica, come obiettivi  “visualizzabili” in un futuro prossimo che possano avere un impatto efficace. 

La prima è scardinare il divario generazionale nell’ambito della decisione politica e quindi rendere più frequente, efficace e di valore la partecipazione dei giovani nei processi decisionali, distribuire il potere tra gli attori con un’attenzione particolare alle categorie svantaggiate dal punto di vista della rappresentanza politica dei propri interessi e ricostruire la fiducia delle nuove generazioni nei processi di policy e governativi; il secondo obiettivo riguarda il tema della sostenibilità e si propone l’elaborazione di un test volto a misurare l’impatto e gli effetti sul lungo periodo delle azioni politiche; da ultimo abbiamo discusso il tema del lavoro dal punto di vista dei giovani, parlando di welfare, tirocini e avviamenti al lavoro retribuiti, formazione trasversale e capacità espressiva del singolo nella dimensione lavorativa.

Le questioni sollevate sono state accolte positivamente da parte dei ministri dell’OCSE. In particolare, la ministra italiana per le politiche giovanili Fabiana Dadone ha intenzione di attivare dei processi orizzontali di consultazione: aver promosso per la prima volta un coinvolgimento diretto dei giovani nella seduta del consiglio dei ministri ne è un esempio.

Federica Biscardi