8 marzo, con le parole di Svetlana Aleksievič (Premio Nobel 2015)

Oggi nella giornata internazionale della donna ricordiamo il lavoro della giornalista e scrittrice Svetlana Aleksievič, nata in Ucraina nel 1948 da padre bielorusso e madre ucraina.

Premio Nobel per la Letteratura nel 2015, la Aleksievič è stata cronista dei maggiori eventi dell’Unione Sovietica nella seconda metà del XX° secolo. Fortemente critica nei confronti del regime dittatoriale in Bielorussia, è stata perseguitata e la sua opera è stata bandita dal paese. Tra i suoi libri, tradotti in più di quaranta lingue, ricordiamo La guerra non ha un volto di donna (Bompiani, 2017), dove racconta la Seconda guerra mondiale dal punto di vista delle ragazze – all'epoca giovanissime – che l’hanno combattuta.

Qui di seguito un estratto del discorso dal lei pronunciato in occasione della consegna del Nobel nel 2015:

“Non sono sola su questo podio… Ci sono voci intorno a me, centinaia di voci. Sono sempre state con me, sono con me dalla mia infanzia. Sono cresciuta in campagna. Da bambini ci piaceva tanto giocare all’aperto, ma quando calava la sera, le voci stanche delle donne del villaggio che si riunivano sulle panchine accanto alle loro case, ci attiravano come calamite. Nessuna di queste donne aveva marito, padre o fratello. Non ricordo ci fossero uomini nel nostro villaggio dopo la Seconda Guerra Mondiale. Durante la guerra, per ogni quattro bielorussi ve n’era uno che era morto, combattendo alla frontiera oppure insieme ai partigiani. Dopo la guerra, noi bambine e bambini abitavamo in un mondo di donne. Ciò che ricordo con maggiore intensità era che queste donne parlavano di amore, non di morte. Raccontavano storie ricordando come avevano salutato gli uomini che amavano il giorno prima che questi partissero per andare in guerra, dicevano che li avevano aspettati, e che li stavano ancora aspettando. Erano passati anni, eppure loro continuavano ad aspettare: “Non m'importa se ha perso braccia e gambe, lo sosterrò io”. Aver perso le braccia… le gambe… penso sia dall’infanzia che conosco l’amore…”

Ca' Foscari dedica questa giornata a tutti, a tutte le donne, e in particolare a tutte le donne del mondo che stanno vivendo in una situazione di conflitto: buon 8 marzo.