Marrella: la guerra di Putin sotto la lente del diritto internazionale

Alla base della drammatica guerra che il presidente russo Vladimir Putin sta scatenando contro l'Ucraina, c’è una grave violazione del diritto internazionale: il riconoscimento da parte della Russia delle repubbliche separatiste del Donbass. 

Facciamo il punto con il prof. Fabrizio Marrella, ordinario di diritto internazionale e dell’Unione europea al Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari.

Professore, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia può trovare fondamento nel diritto internazionale?

Vorrei premettere che mi esprimo qui solo in quanto esperto di diritto internazionale e si tratta di opinioni personali.
Separando la retorica politica dalle norme, qui siamo di fronte a gravissimi illeciti di diritto internazionale in quanto la Federazione Russa ha ampiamente superato la strategia della pressione (con esercitazioni militari entro i propri confini) finalizzata ad ottenere una supernegoziazione circa la neutralizzazione dell’Ucraina.

Come in un tragico spettacolo teatrale, dapprima, in un lungo discorso televisivo il Presidente Putin ha annunciato il “riconoscimento” - ma solo da parte della Federazione Russa - delle c.d. Repubbliche separatiste del Donetsk e Luhansk- nell'Ucraina orientale - come Stati indipendenti. Poi, ha annunciato la firma di trattati di amicizia e mutua assistenza con i due presunti “Stati indipendenti”. Si tratta di un gravissimo atto di ostilità nei confronti dell’Ucraina in quanto si tratta di due regioni dell’Ucraina e non si tratta affatto di Stati dal punto di vista del diritto internazionale. Immaginate se l’Austria facesse lo stesso con l’Alto Adige! Quei trattati peraltro sono invalidi e sono conclusi con dei Governi fantoccio.

Ma l’ulteriore paradosso è che, all’epoca della redazione del celebre parere della Corte internazionale di giustizia circa la dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia, proprio la Russia aveva riaffermato il principio fondamentale dell’integrità territoriale degli Stati. Un’eccezione può concepirsi solo a determinate condizioni. “Tuttavia, tali condizioni dovrebbero essere limitate a circostanze veramente estreme, come un attacco armato totale da parte dello Stato [nel ns caso l’Ucraina], che minaccia l'esistenza stessa del popolo in questione. In caso contrario, dovrebbero essere compiuti tutti gli sforzi per risolvere la tensione tra lo Stato territoriale e la comunità etnica interessata nel quadro dello Stato esistente.” (par. 88 della memoria scritta dalla Federazione Russa).

L'ultimo atto, infine, è l’aggressione che, iniziata con delle manovre militari, si è tradotta in una vera e propria invasione dell’Ucraina. Parliamoci chiaro: un’operazione del genere necessita un anno e mezzo di preparativi, non certo di un paio di settimane di chiacchiere politiche in tv.

A questo punto, siamo di fronte a una palese violazione dell’art.2, par.4, della Carta dell’ONU, ai sensi del quale gli Stati Membri, dunque anche la Russia, “devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall'uso della forza, sia contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite”. Com’è noto, le eccezioni a tale divieto si basano sull’art.51 della Carta ONU e prevedono la legittima difesa individuale (dell’Ucraina) o collettiva (in questo caso della NATO se attaccata, l’Ucraina però non è uno Stato membro della NATO). Ma qui siamo di fronte ad una guerra di aggressione che, oggi, oltre che illecita, è un crimine internazionale

Ma allora come giustifica la Russia la propria condotta?

Per conoscere alcune delle principali motivazioni addotte dal Presidente Putin a giustificazione di quanto sta accadendo, basti ascoltare il discorso del 24 febbraio 2022 in cui egli lamenta le violazioni gravi del diritto internazionale commesse dagli “Occidentali” a trazione statunitense negli ultimi vent’anni: dalla seconda guerra in Irak (un’invasione basata su prove inesistenti), alla caduta del regime di Gheddafi in Libia o ancora al disastro della Siria e dell’Afghanistan.

Indubbiamente sono stati commessi dei gravi errori di diritto internazionale in tali recenti – criticati in Europa - interventi militari dell’ “Occidente” e sussistono gravi responsabilità (peraltro in parte “coperte” dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU ove però i Russi non hanno esercitato in pieno il loro diritto di veto).

Ciò però non giustifica oggi in alcun modo l’invasione dell’Ucraina. 

Intendiamoci bene: dai documenti declassificati americani, tedeschi, inglesi e francesi, è chiaro che dai tempi di Gorbaciov, la Nato promise ai leader del Cremlino che non si sarebbe mai allargata verso Est. Il Presidente Putin l’ha ricordato più volte: la NATO ha violato quel patto – una sorta di nuovo (e segreto) accordo di Yalta – inglobando molti Stati dell’Europa dell’Est, gli Stati baltici, provandoci in Georgia ed ora, appunto, tentando di espandersi in Ucraina.

Ciò è stato sicuramente vissuto a Mosca come un’intollerabile provocazione in quanto l’Ucraina e la sua capitale Kiev sono intimamente collegate alla Russia ed alla Bielorussia dalla storia, dalla lingua, dalla religione (il patriarcato di Mosca) e dalla loro antica cultura. E questo è stato un grave errore di valutazione politica da parte dei Paesi NATO.

Ma se si può comprendere la rabbia del Cremlino, aumentata dalle sanzioni adottate da molti Paesi occidentali (a cui fanno riflesso le controsanzioni russe), non si può in alcun modo giustificare una guerra convenzionale fratricida per arrivare alla neutralità dell’Ucraina. Ex iniuria ius non oritur! [da un atto illecito non può nascere un diritto]

L'UE resterà unita nelle azioni che sceglierà di mettere in campo contro Mosca?

Chiaramente quanto è accaduto cementa la coesione degli Stati membri dell’Unione europea e rafforza quella degli Stati membri della NATO che improvvisamente ha ritrovato tutta la sua raison d'être (si ricordi che il Presidente Macron aveva recentemente affermato che la NATO era in stato di morte cerebrale!). Chi avesse avuto dei dubbi sull’Unione europea e sulla necessità di sviluppare le sue competenze anche nel senso di un' “Europa militare” (ossia della difesa) oggi non può più esitare: ne va della nostra sopravvivenza collettiva nonché dell’autonomia decisionale del nostro continente che deve essere in grado di mediare nelle grandi crisi internazionali (oggi la Russia, domani la Cina) solo se è unito, anche all’interno della NATO. Si è visto, poi, quanto sia inutile organizzare dei vertici bilaterali Francia-Russia, Germania-Russia, Italia-Russia etc.: gli europei ormai contano solo se stanno insieme. E non dimentichiamoci che anche i Russi sono europei ed è partendo dalle comuni radici europee che può essere possibile costruire la pace in via multilaterale.

Qual è il 'pacchetto di sanzioni' che l'UE si appresta ad attuare contro la Russia?  

In queste ore si parla di un rafforzamento significativo delle sanzioni economiche nei confronti della Russia ed il Consiglio UE ha già adottato una prima risoluzione di condanna. Dal 2014, a partire dall’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina, l'UE impone diversi tipi di misure restrittive: misure diplomatiche; misure restrittive individuali (congelamento dei beni e restrizioni di viaggio di persone blacklisted); restrizioni alle relazioni economiche con la Crimea e Sebastopoli (divieti di importazione ed esportazione); restrizioni alla cooperazione economica. Si tratta di reazioni all’illecito internazionale che possono essere aumentate ben oltre il livello a cui sono fissate ora. Ma si badi bene, per essere efficaci, non bastano la UE, gli USA ed eventualmente l’Australia; finora ben poco hanno fatto gli altri Paesi, da quelli dell’America latina agli Stati africani a molti Paesi asiatici. Sarà interessante verificare la posizione della Cina che, oggi alleata della Russia, potrebbe persino approfittare di tale precedente in vista delle proprie mire su Taiwan e sul Mar della Cina meridionale.

In un tale contesto e nonostante il forte monito del Segretario Generale ONU Guterres, il Consiglio di Sicurezza è oggitecnicamente paralizzato: presieduto proprio dalla Russia, con il veto di quest’ultima non può adottare alcuna risoluzione a tale riguardo. Ciò rende lo spettro di una hobbesiana bellum omnium contra omnia un po' più reale e speriamo che tutti abbiano imparato qualcosa dalla storia di due guerre mondiali (si rilegga il Preambolo della Carta dell’ONU).

E’ certo che saranno guai per le nostre imprese che commerciano con la Russia perché le nuove sanzioni economiche colpiranno i loro contratti internazionali e provocheranno numerose controversie. E’ tempo di un sano check up contrattuale con dei professionisti specializzati in diritto internazionale.

Qual è il rischio principale di questa guerra per l'UE e per l’Italia, anche dal punto di vista della dipendenza energetica?

Da tempo, al livello UE si discute della “sicurezza energetica” dell’Europa. L’Italia produce il 60 per cento dell’elettricità utilizzando il gas, metà del quale arriva proprio dalla Russia. La Germania, dopo l’abbandono dell’energia nucleare, è ancor più dipendente dalla Russia. Anche tale crisi dimostra che non è più possibile avere un’Europa a più velocità con ogni Stato che fa per sé e la UE che tenta di coordinare le politiche energetiche degli Stati membri. Che sia la volta buona per aumentare l’indipendenza energetica dalle importazioni dei combustibili fossili! E’ una questione di sicurezza nazionale e di sostenibilità ambientale. L’elettricità prodotta col gas dovrà passare dal 60 al 30 per cento entro il 2030 per ridurre le emissioni di CO2 del 2030.

Federica Scotellaro