Il professor Adrián J. Sáez con uno dei libri pubblicati grazie al suo progetto di ricerca

Sáez, premio Escriduende 2021: “L’Aretino, joker della letteratura”

Adrián J. Sáez, professore associato presso il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati, il 25 settembre ha ricevuto il premio Escriduende 2021 alla Feria del Libro di Madrid, una manifestazione giunta all’ottantesima edizione.  

Il premio va al suo libro Aretino y España: un mundo de relaciones culturales e intertextuales, riconosciuto come miglior libro di ricerca collettiva. Il libro è uno dei risultati del progetto Rita Levi Montalcini Canone, poetica e pittura: l'Aretino nella poesia spagnola dei secoli XVI e XVII, a cui il prof. Sáez si è dedicato negli ultimi tre anni. Con questo progetto, Sáez ha condotto un’analisi interdisciplinare per esaminare il grande impatto di Pietro Aretino (Arezzo, 1492 – Venezia, 1556) nella poesia spagnola del Cinque e Seicento. Qui i risultati del progetto, in lingua spagnola. 

L’Aretino è conosciuto soprattutto per i suoi scritti di satira e le sue opere di carattere licenzioso, che la Chiesa cattolica inserì nell’Indice dei Libri Proibiti. Ma scrisse anche testi sacri ed ekphrasis — descrizioni di opere d’arte. Quindi chi era, in fondo, Pietro Aretino, secondo Sáez? “Se consideriamo che Dante, Petrarca, Bocaccio e Ariosto, ma anche Macchiavelli e Bembo sono gli ‘assi’ della letteratura italiana dell’epoca, allora Aretino è il ‘joker’. Personaggio scomodo ma multifunzionale, è stato capace di scrivere su tutto e di tutto, e anche di farlo vedere, di autopromuoversi come mai nessuno prima.”

Professore, ci parla del ‘joker’ Aretino? 

Nato ad Arezzo nel 1492 e morto a Venezia nel 1556, l’Aretino è conosciuto principalmente come critico per le sue pasquinate — brevi componimenti satirici  di carattere popolare — e come maestro della sessualità coi Sonetti lussuriosi (1527 o 1537), in cui Aretino utilizza i disegni Giulio Romano e le incisioni Marco Antonio Raimondi per scrivere sonetti in cui “presenta le attitudini dei giostranti”, cioè delle persone colte nell’atto amoroso. I Sonetti sono un vero e proprio attacco al modello petrarchesco, in cui la donna non poteva essere toccata. Tuttavia, l’Aretino scrisse anche testi religiosi, commedie e moltissime lettere di stampo petrarchesco. Questo è un dato importante, che lo caratterizza: Aretino è un ‘uomo tipografico’, secondo la definizione di Marshall McLuhan, e deve il suo successo soprattutto alla diffusione della stampa. 

La sua reputazione venne rovinata quando la Chiesa cattolica mise all’Indice dei Libri Proibiti alcuni dei suoi scritti, a partire dal Dialogo delle cortigiane. Quindi oggi conosciamo un Aretino deformato, ne abbiamo solo una visione parziale. La corrispondenza di Macchiavelli e Petrarca è conosciuta, ma chi legge le Lettere dell’Aretino? Eppure proprio in questo sta il suo genio: è il primo celebrity author o autore celebre, perché scrive testi sulla propria vita e li vende con molto successo, e lo fa in volgare, anziché in latino, su argomenti che spaziano da questioni politiche al ringraziamento a chi gli ha regalato delle pere. È un autore sfaccettato, tutto da scoprire.  

Perché ha scelto di studiare proprio questo autore?

L’Aretino è tanto conosciuto per la sua letteratura ‘scandalosa’, quanto misterioso dal punto di vista personale. È una sorta di ossimoro o paradosso: lo si conosce senza conoscerlo. In Spagna è sconosciuto o addirittura considerato un autore di livello minore: da studente, avevo letto il suo nome in qualche opera, ma essendo stato fino al 1929 uno scrittore ‘proibito’ per la Chiesa cattolica, quindi un nome ‘scomodo’, non veniva molto citato. L’ho ritrovato in Cervantes: nella prefazione delle Novelas ejemplares (1613), Cervantes, spiegando come fare una prefazione, cita brevemente l’Aretino e altri autori critici e satirici. È una citazione brevissima: ma perché era lì? Quindi sono ho cominciato a fare ricerche. Da qui è nata l’idea del progetto Montalcini e il primo studio sull’influenza dell’Aretino sulla poesia del Siglo de Oro. 

Quali sono gli esiti della sua ricerca?

La mia ricerca ha confermato che l’Aretino è una sorta di amore segreto per gli autori spagnoli dell’epoca, anche se non lo conoscevano direttamente. Era un amor de oídas, ‘per sentito dire’: nasce e cresce di nascosto e le conseguenze non sono sempre evidenti nei testi spagnoli. Ma questo rapporto con l’Aretino a volte riesce a sopravvivere alla censura, sia quando l’autore viene preso come un modello negativo e da evitare, sia quando viene preso come un modello positivo. Infatti ritengo che molti autori si siano cimentati nello self-fashioning, cioè nella creazione ad-hoc della propria identità autoriale, simile a quella proposta dell’Aretino.

Inizialmente la mia ricerca prevedeva la produzione di una monografia e di un volume collettivo. Un po’ alla volta si è trasformata in uno sguardo a 360 gradi sui rapporti tra l’Aretino e la Spagna.

Nella mia pubblicazione Desde Italia con amor: Aretino en la poesía española del Siglo de Oro ho approfondito l’influenza dell’Aretino sulla poesia spagnola. Infatti, ritengo che l’Aretino sia stato preso come una sorta di modello, sia positivo che negativo, e che la sua influenza abbia assunto forme e dimensioni variegate. Il libro esamina il rapporto dell’Aretino con la Spagna; studia l’invenzione dell’autobiografia nelle Lettere, e la presentazione visiva della sua immagine attraverso ritratti e medaglie; analizza la satira, la poesia eroica ed epica e il suo rifacimento burlesco, i canoni letterari, e i rapporti tra poesia e arte. Tutto questo nell’ottica di un confronto tra l’Aretino e i suoi possibili ammiratori spagnoli. 

Il progetto è stato modificato dalle circostanze in cui tutti ci troviamo. Infatti la pandemia ha impedito a tutti, anche a noi ricercatori, di viaggiare, perciò ho curato la pubblicazione di altri tre volumi: le Lettere di Venezia, il Coloquio de las damas, e Sonetos lujuriosos. Le Lettere di Venezia sono una selezione delle quattro lettere a mio parere più belle lettere dell’Aretino sulla nostra città. Il Coloquio de las damas è l’unica traduzione contemporanea, cioè cinquecentesca, dell’Aretino in Spagna: una traduzione censurata, moralizzante, che voleva nascondere la licenziosità del testo. Invece, Sonetos lujuriosos è una traduzione dei Sonetti lussuriosi in spagnolo, curata da me e da Luis Alberto de Cuenca, che riproduce anche le immagini presenti nell’unica copia dei Sonetti dell’epoca che è tutt’ora conservata.

 

Ha da poco vinto il premio Escriduende 2021 per il miglior libro di ricerca collettiva. Quali sono le peculiarità e le sfide di un progetto collettivo? 

Ho ricevuto il premio Escriduende alla Feria del Libro di Madrid per aver coordinato la pubblicazione del libro Aretino y España: un mundo de relaciones culturales e intertextuales e credo che, anche se l’ho ricevuto in quanto coordinatore, sia un riconoscimento all’impegno di tutte le persone che vi hanno collaborato. 

Il libro presenta i contributi del convegno che ho organizzato a luglio 2021 per far incontrare esperti dell’Aretino in Italia ed esperti della letteratura spagnola del Cinquecento e Seicento. Insieme, abbiamo potuto considerare con un approccio globale i rapporti dell’Aretino con la Spagna. Il libro presenta una parte di contestualizzazione storica, e poi studi testuali e linguistici, e infine lo studio di Aretino e della Spagna in letteratura: quindi, poesia erotica e satirica, il concetto di ‘maschera’ autoriale, la rappresentazione della prostitutizione in Aretino e Cervantes, questioni di intertestualità e influenze. 

Per organizzare un progetto come questo è necessario trovare le persone giuste, ma la sfida è stata facile grazie agli aretinisti (come Marco Faini e Paolo Procaccioli) che si sono prestati ben volentieri al lavoro, e anche grazie agli studiosi spagnoli che hanno arricchito il confronto tra due tradizioni letterarie e critiche. La cosa più complessa è stata organizzare il convegno nonostante la pandemia, che ci ha costretto a rimandarlo ben quattro volte, da ottobre 2020 a luglio 2021.

 

La ricezione del premio Escriduende. Da sinistra: il professor Adrián J. Sáez; Basilio Rodríguez Cañada, direttore della casa editrice Sial Pigmalión; Daniel Migueláñez, presentatore dell'evento

Il suo progetto di ricerca le ha offerto spunti per nuove integrazioni e connessioni da incorporare nella didattica?

Sicuramente. Attualmente insegno un corso su letteratura spagnola del Siglo de Oro e l’Aretino può essere usato come chiave di comprensione dei rapporti tra Italia e Spagna e anche per le sue ekphrasis, con cui riflettere sul rapporto tra le due letterature, e anche su letteratura e arte.

La cosa più innovativa del progetto Montalcini è che dimostra che il rapporto tra Aretino e Spagna era forte. Inoltre, ci mostra che Aretino era un poeta dalle mille facce: passava dalla politica all’arte, dalla poesia erotica e alla scrittura religiosa, fino alla configurazione del canone letterario. Il progetto offre una sorta di revisione dell’Aretino da una prospettiva molto concreta: si parte dall’Aretino stesso, dalla Venezia dell’epoca e dai rapporti tra Italia e Spagna. 

Un’ultima battuta su Aretino e Venezia: in Lettere di Venezia, lo definisce un “veneziano di cuore”. Qual è il rapporto tra Aretino a la sua città d’adozione? 

Dopo un bel po’ di problemi a Roma, dove rischia di morire assassinato per ordine dei Gian Matteo Giberti, vescovo datario di papa Clemente VII, e di qualche tentativo in altri luoghi, Aretino trova a Venezia la sua nuova casa, la sua seconda patria: qui deve adattarsi alla politica locale e non oltrepassare certi limiti, ma a Venezia riesce a svilupparsi pienamente come persona, come autore e come personaggio. È proprio così: ha un buon rapporto con i potenti, diventa molto amico di Tiziano e Sansovino, stabilisce un’alleanza ideale con l’editore e tipografo Francesco Marcolini e poi con altri editori e tipografi, comincia a scrivere e pubblicare con molto successo. Diventa una sorta di ambasciatore di Venezia, che porta il nome della città in tutte le parti del mondo. Insomma, come tante volte capita, Aretino pur arrivando da fuori diventa più veneziano dei veneziani, dimostrando che in realtà “Venezia è bella, e ci vivrei”.

Joangela Ceccon