Dar voce a una lingua in pericolo: il progetto "L'Isola" racconta Yonaguni

Secondo l'Atlante UNESCO delle lingue in pericolo (UNESCO Atlas of the World's Languages in Danger), 250 lingue sono scomparse negli ultimi anni e 3.000 sono attualmente in pericolo. Quando una lingua muore, una concezione e una visione del mondo scompaiono per sempre: è quello che sta succedendo al dunan parlato a Yonaguni, una piccola isola giapponese al largo di Taiwan abitata da un migliaio di persone, dove non ci sono lavoro, scuole superiori, futuro. Delle persone rimaste, solo poche parlano ancora il dunan, una lingua ufficialmente dichiarata in forte pericolo di estinzione: rischia di cessare di esistere nel giro di una generazione, man mano che le famiglie lasciano l'isola e gli anziani muoiono.

Il progetto L'Isola, degli artisti Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti, mira a raccogliere gli ultimi resti di una comunità che sta scomparendo, che seppellisce i suoi morti in grandi tombe che ricordano il grembo di una madre e si affida alle sacerdotesse yuta, capaci di comunicare con gli spiriti dei loro antenati. Il progetto consiste in un'installazione sonora, un'installazione audio-video e la pubblicazione di due volumi, un artbook, L'Isola, e un dizionario dunan-inglese. Il progetto è stato sostenuto da Fotografia Europea e CAP - Centre d'art de Saint-Fons (Francia) in collaborazione con il Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea di Ca' Foscari. L'Isola sarà esposta al 16° Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia.

In particolare, gli artisti hanno collaborato con il professor Patrick Heinrich, che li ha accompagnati a Yonaguni più volte nel corso di tre anni. Ha inoltre curato i saggi accademici per il catalogo della mostra e ha coinvolto gli studenti del LICAAM nella traduzione di leggende, miti e canzoni dell'isola di Yonaguni. Lo abbiamo intervistato sulla sua collaborazione con gli artisti e con gli studenti.

Come è stata scelta Yonaguni? Come mai proprio quest'isola ha ispirato questo progetto? Quale paesaggio ci si trova di fronte?

Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian, i due artisti con cui ho collaborato, volevano raccontare la storia di una lingua che scompare. Erano interessati a cosa si nasconde dietro un'affermazione banale come "una lingua che sta scomparendo". Pensavano che questo potesse essere esplorato al meglio su una piccola isola. Ero già stato molte volte a Yonaguni: l'isola è isolata e la sua lingua è tra quelle più a rischio di estinzione in Giappone. Da visual artist, Vittorio e Anush capiscono meglio com'è Yonaguni. Dicono che è scura e che assomiglia un po' alla Scozia. Il cielo è spesso grigio e minaccioso, ma quando si guarda più da vicino, si nota la vegetazione tropicale e una popolazione che cammina con la calma tipica del sud. La lista delle cose da notare nel paesaggio è lunga. C'è l'oceano, ci sono cavalli selvaggi che girano liberamente, un gran numero di case abbandonate, una foresta che sembra una versione in miniatura dell'Amazzonia, due fari alle due estremità dell'isola e una base militare.

Lei ha accompagnato gli artisti a Yonaguni per tre anni. Ci può raccontare come è stato trovarsi a far collaborare arte e ricerca in ambito linguistico? Qual è stata la Sua esperienza di ricercatore e mediatore in questo contesto?

Mi ha sorpreso come il loro progetto sia rimasto aperto ai cambiamenti e in uno stato di flusso fino all'ultimo secondo. Credo che Vittorio e Anush fossero sorpresi di quanto si potesse imparare su Yonaguni, ma anche di quanto poco, alla fine, sapessimo io e gli altri. A volte semplicemente non c'era più la conoscenza di certi aspetti o fenomeni. La nostra collaborazione è cambiata nel tempo. Loro hanno conosciuto sempre più persone di Yonaguni e hanno lavorato con traduttori o hanno imparato a comunicare direttamente con la gente dell'isola. Abbiamo passato molte serate insieme mangiando cibo locale o bevendo birra su spiagge deserte di notte, guardando le stelle. Abbiamo imparato che eravamo impegnati in attività simili. Io uso metodi di scienze sociali per capire i cambiamenti sociolinguistici e culturali, loro usano film, foto e registrazioni sonore per farlo.

Può farci qualche esempio del dialetto Dunan? Che specificità ha? Attraverso la lingua cosa possiamo scoprire di questa comunità?  

Il dunan è una delle otto lingue della famiglia delle lingue nipponiche e ci sono molte caratteristiche che le sono uniche. I suoi suoni sono distinti, così come la sua grammatica e le sue parole. Se si vuole dire "dove stai andando" in giapponese, si dice doko-e iku-no? In dunan, l'equivalente sarebbe nma-nki hiru-nga? L'ordine delle parole del giapponese e del dunan è lo stesso, ed entrambe le lingue usano particelle come e o no in giapponese o nki e nga in dunan per funzioni grammaticali simili. Tuttavia, le parole e i morfemi sono ovviamente diversi, così come la loro struttura sonora. Si può imparare molto su Yonaguni attraverso la sua lingua. Per esempio, il dunan ha una sola parola, dama, per indicare sia la montagna che la foresta, perché c'è foresta solo sulle due montagne dell'isola, quindi non c'è bisogno di distinguere tra le due: sono la stessa cosa! Per fare un altro esempio, mentre raccoglievo la prima documentazione, ho chiesto a una consulente di presentarsi in dunan. Era perplessa. Presentarsi è un'attività senza senso in dunan, perché tutti si conoscono. Ogni lingua è il prodotto del suo ambiente socioculturale e geografico. Vittorio e Anush l'hanno capito fin dall'inizio.

Dalla sua prospettiva di ricercatore, qual è il rapporto tra arte e linguaggio? Quale ruolo può avere l'arte nel recupero di lingue in pericolo?

La visione accademica delle cose è limitata per motivi di precisione: bisogna selezionare e concentrarsi sugli aspetti fondamentali. Dall'altra parte, l'arte non ha pretese scientifiche, ma questo permette una maggiore libertà. Anche se né il mio lavoro né quello di Vittorio e Anush salveranno il dunan, insieme possiamo attirare l'attenzione su di esso. Possiamo affrontare, ognuno a modo suo, cosa comporta la sparizione di una lingua. L'arte può catturare le emozioni, cosa che di solito non si fa nel lavoro accademico. All'inizio della nostra collaborazione, ho visitato alcuni anziani che conoscevo a Yonaguni. Vittorio e Anush sono venuti con me e ci hanno filmati. Alla fine della conversazione, chiedevano alla persona con cui avevo parlato di rimanere ferma e in silenzio per un tempo tanto lungo da creare quasi disagio. All'inizio non avevo idea del perché lo facessero. Poi ho visto le loro registrazioni - potevo vedere i miei consulenti senza la loro lingua! C'era un profondo senso di tristezza nel vederli così. Anche la loro dignità nell'essere così silenziosi quasi ti saltava addosso. Nessun lavoro accademico può creare questa sensazione.

Ha deciso di coinvolgere i suoi studenti nella traduzione di racconti, leggende, canzoni di Yonaguni. Qual è l'importanza del coinvolgimento di giovani traduttori in questo ambito?

Il coinvolgimento degli studenti non era inizialmente previsto. A un certo punto Vittorio è venuto a trovarmi a Ca' Foscari. Quel giorno stavo insegnando sociolinguistica giapponese, così gli ho chiesto di parlare brevemente del suo progetto ai miei studenti. Quando Vittorio e Anush si sono interessati alle canzoni popolari, ai miti e alle leggende di Yonaguni, mi è stato chiaro che avevo bisogno di aiuto. Ho chiesto agli studenti con cui Vittorio aveva parlato e loro hanno accettato di aiutarci. Lo hanno fatto su base volontaria e al di fuori dei loro impegni in classe. Hanno lavorato per lo più da soli, ma io li ho aiutati qua e là a contestualizzare i temi che dovevano affrontare. Queste storie di Yonaguni non erano mai state raccontate ad un pubblico esterno, e c'era quindi molta conoscenza condivisa che andava recuperata. Si è scoperto che bisognava sapere da dove soffia il vento in quale stagione per dare un senso a queste storie, o per sapere se qualcuno stava camminando in salita o in discesa. La traduzione è un'attività complessa, e gli studenti sono diventati molto abili col tempo. Alcuni di loro scriveranno la loro tesi magistrale sulle lingue ryukyuane, uno di loro addirittura sulle canzoni di Yonaguni. Abbiamo ottenuto molto insieme, e ora c'è un rapporto straordinariamente buono tra noi. 

Cosa le è rimasto di questo progetto?

È stato stimolante vedere quanto Vittorio e Anush potessero essere determinati quando inseguivano le loro idee. Sembrava che niente potesse fermarli. Collaborare con loro mi ha ricordato quanto sia importante essere appassionati di ciò che si fa. La quantità di lavoro che è stato prodotto da Anush, Vittorio, gli studenti e me è una testimonianza di tale passione. Ora ci sono una mostra e un catalogo con foto, traduzioni degli studenti e articoli accademici da me curati. In realtà, ci sono due versioni del catalogo, una in inglese e una in italiano. C'è anche un filmato di 75 minuti sui bambini di Yonaguni, e ci sarà la traduzione del dizionario dunan che Vittorio e Anush hanno registrato e che io sto curando. Eravamo consapevoli che alcune delle parole che abbiamo registrato sono state pronunciate per l'ultima volta in nostra presenza. Tutto il lavoro prodotto nel corso di questa collaborazione ha un messaggio comune: la tristezza che si prova quando qualcosa finisce. Ne siamo stati testimoni a Yonaguni. 

Come ultima cosa, ma non per importanza, vorrei condividere i nomi degli studenti che ci hanno aiutato a raggiungere questo obiettivo: Eugenia Diegoli e Giulia Valsecchi hanno coordinato e realizzato la maggior parte delle traduzioni rispettivamente del film e del catalogo. Singoli testi sono stati tradotti da Giovanni Baldovin, Francesca Filiteri, Claudio Longo, Chiara Mannone, Vincenzo Morgese, Sara Riccardi, Elena Santella e Luca Vitellaro. Il catalogo è stato tradotto dall'inglese all'italiano da: Giulia Valsecchi, Isabella Rampazzo, Greta Vit, Giulia Verzini, e Flaminia Boccaccio. Giulia Valsecchi ha curato i saggi accademici nella versione italiana. 

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Rachele Svetlana Bassan