Il Colle Gnifetti in una foto di Roberto Cilenti

Monte Rosa: meteo avverso a 4.500 metri. Missione 'Ice Memory' rinviata

Il vento forte e le condizioni meteo avverse rallentano la missione scientifica del progetto internazionale Ice Memory sul Monte Rosa. Arpa Piemonte prevede da martedì 4 maggio venti in intensificazione con raffiche molto forti tra mercoledì e venerdì sul Colle Gnifetti, anche oltre i 100 chilometri orari e possibilità di nevicate.

Il Monte Rosa custodisce l’archivio glaciale più studiato e più importante dell’arco alpino. Sul Colle Gnifetti, dove il ghiacciaio Gorner raggiunge oggi gli 80 metri di spessore, sono immagazzinate informazioni sull’ambiente e sul clima degli ultimi 10mila anni.

L’aumento della temperatura mette in pericolo questo patrimonio scientifico e culturale. Lo ha dimostrato, nel settembre 2020, il cattivo stato del ghiacciaio del Grand Combin, che ha fermato a una ventina di metri di profondità i tentativi degli scienziati di estrarre un campione di ghiaccio, probabilmente a causa della presenza di acqua.

Per questo, il team italo-svizzero del progetto internazionale Ice Memory vuole prelevare al più presto dal ghiacciaio ‘freddo’ del Monte Rosa una carota profonda da destinare alla ‘biblioteca’ dei principali ghiacciai montani del pianeta che il progetto stesso realizzerà in Antartide.

La missione, organizzata dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con il centro di ricerca svizzero Paul Scherrer Institut, era programmata per lunedì 3 maggio ma è rinviata alla prima finestra di miglioramento sufficiente a raggiungere il sito per il carotaggio profondo.

A causa delle avverse condizioni meteorologiche è troppo alto al momento il rischio di rimanere bloccati durante il periodo di acclimatamento all’alta quota. Il team italo-svizzero ha quindi dovuto rinviare la partenza. Ad oggi, nemmeno le previsioni per la prossima settimana sembrano offrire sufficienti garanzie.

I ricercatori erano attesi oggi a Capanna Gnifetti, a 3.600 metri di quota, per iniziare la fase di acclimatamento. L’arrivo del vento forte li avrebbe però bloccati, impedendo di raggiungere in sicurezza Capanna Margherita, a 4.500 metri di quota, per iniziare il carotaggio profondo del ghiacciaio Gorner.

La missione, organizzata dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con il centro di ricerca svizzero Paul Scherrer Institut punta ad estrarre due carote di ghiaccio di 80 metri, contenenti informazioni sul clima e sull’ambiente degli ultimi 10mila anni.

Una di queste sarà destinata all’archivio delle carote di ghiaccio provenienti dai principali ghiacciai montani che il progetto Ice Memory realizzerà in Antartide. Questa ‘biblioteca’ sarà un lascito per le future generazioni di scienziati, che non avranno a disposizione i ghiacciai attuali a causa del riscaldamento globale. 

Nei prossimi giorni, gli scienziati valuteranno se la finestra di miglioramento prevista a partire dal fine settimana sarà sufficiente per riavviare il percorso di avvicinamento o se sarà necessario un ulteriore rinvio.

Capanna Margherita

Per tutta la durata della missione, prevista di almeno dieci giorni, gli scienziati alloggeranno al rifugio Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa edificato su una vetta rocciosa 128 anni fa proprio per contribuire alla ricerca scientifica nel campo della fisiologia prima e poi anche nella climatologia e nelle scienze ambientali.

Il ghiacciaio di Colle Gnifetti

Il ghiacciaio Gorner è il secondo ghiacciaio più esteso dell’arco alpino. Con un’area di circa 40 km2, si estende dai 2190 fino ai 4600 metri sul livello del mare. A fronte della sua estensione, nel 2017 è stato calcolato un volume di circa 4.9 chilometri cubi. Dalla metà dell’800, il ghiacciaio ha perso circa il 40% della sua area, a seguito di un ritiro della sua fronte pari a circa 3,3 chilometri.

Ghiacciai come il Gorner sono sempre più rari nel panorama alpino e rappresentano le ultime chance per creare una ‘biblioteca’ di carote di ghiaccio non ancora corrotte dal cambiamento climatico e in grado di fornire preziose informazioni sulla storia del nostro clima.

Quella sul Monte Rosa è la seconda di una serie di spedizioni finanziate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (con il Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca, Fisr) che proseguirà con i ghiacciai italiani del Marmolada, Montasio e Calderone. 

Per saperne di più sul progetto: https://www.icememory.it

Per gli aggiornamenti provenienti dai ricercatori sul campo: Facebook e Twitter.

Parteciperanno alla spedizione: Margit Schwikowski (Psi), Theo Jenk (Psi), Francois Burgay (Psi), Jacopo Gabrieli (Cnr/Ca’ Foscari), Fabrizio de Blasi (Cnr/Ca’ Foscari), Andrea Spolaor (Cnr/Ca’ Foscari), Paolo Conz (guida alpina). Al campo base di Alagna, il ricercatore di Ca’ Foscari Federico Dallo.

La missione è supportata da AKU e Karpos. Collaborano il Comune di Alagna Valsesia, le Guide Alpine di Alagna, Rifugi Monterosa, Monterosa 2000 spa, Camp, ARPA Piemonte, ARPA Valle d’Aosta, Comitato Glaciologico Italiano, Ente di gestione delle aree protette della Valle Sesia, Fondazione Montagna Sicura, Università di Torino.

Enrico Costa