Consigli cafoscarini per 5 luoghi da visitare questa estate
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Photo by davide ragusa on Unsplash
Potrebbero essere mille, ma ci limitiamo a cinque. Non sono libri da leggere sotto l’ombrellone - probabilmente già esauriti sul divano in quarantena – ma luoghi da visitare scelti per CafoscariNEWS da cafoscarini e Alumni in questa #estateitaliana.
Partiamo da Cortina d’Ampezzo, nelle Dolomiti venete, con una visita al museo Mario Rimoldi guidati dal ricercatore Diego Mantoan; proseguiamo in Piemonte, con un tour tra Saluzzo e le Langhe, seguendo i consigli degli studenti Lia Milanesio e Fulvio Ragusa di Ca' Foscari Tour; poi in provincia di Grosseto, per una vacanza a cavallo nella Maremma toscana, con la ricercatrice Vera Costantini, e ci spingiamo verso sud, in provincia di Salerno, con un ingresso al museo di Paestum, descritto dalla project manager del Center for the Humanities and Social Change Barbara Del Mercato. Da qui torniamo a Venezia, grazie a Ca' Foscari Alumni, per sbirciare con Arianna Ferraretto la magnifica dentro alla Chiesa di San Lorenzo, restaurata e ora sede di Ocean Space e, in generale, per riscoprire la città e i suoi nuovi ritmi, come ha fatto Clarenza Catullo.
La pittura che non ti aspetti fra le Dolomiti
Paradiso degli sciatori e rifugio degli alpinisti, la conca d’Ampezzo offre oltre alla propria bellezza naturale un gioiello artistico del tutto inaspettato nella Ciasa de da Regoles. Il Museo d’arte moderna Mario Rimoldi in pieno centro paese vale una visita per 5 buone ragioni: scoprire il gusto e la storia di un collezionista che ospitò nel suo albergo a Cortina alcuni fra i principali artisti italiani del Novecento quali De Pisis, De Chirico, Carrà e Campigli; la grande “Zolfara” di Guttuso dai colori acidi che immerge lo spettatore nella fatica corrosiva della miniera; alcuni sorprendenti quadretti di De Chirico (cavalieri e combattenti) e Vedova (una crocifissione espressionista) che presentano periodi poco noti di questi artisti; la ricca raccolta di pittura di paesaggio montano a cavallo del 1900, un unicum a livello europeo; in ultimo un piccolo peccato di gola dopo la visita… un cestino alla crema e frutti di bosco nella pasticceria dirimpetto al museo!
Diego Mantoan, Ricercatore di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea
Saluzzo, le accoglienti Langhe e Roero
Iniziamo da patrimonio artistico. Perdendosi tra i vicoli ciottolati della collina saluzzese la meraviglia è dietro l’angolo e sarà come immergersi in un’atmosfera unica del passato grazie alla duecentesca Chiesa di San Giovanni e il suo chiostro, l’imponente Castiglia, residenza-fortilizio del Marchesato, il tardogotico Duomo cittadino e la Casa Cavassa che fu residenza rinascimentale dei Marchesi di Saluzzo con saloni decorati riccamente a grottesche e soffitti dipinti.
Un accenno va fatto poi alla musica, che è sempre presente in città. Esempi ne sono la Fondazione Scuola di Alto Perfezionamento Musicale, college italiano d’eccellenza, ed il Marchesato Opera Festival, una rassegna concertistica che alimenta la vocazione musicale della Città valorizzandone la storia ed il patrimonio artistico tramite una settimana densa di concerti ed eventi collaterali tematici.
Per gli amanti del turismo sostenibile, poco lontano da Saluzzo si diramano le colline delle Langhe e del Roero che offrono molteplici percorsi da trekking e in bicicletta grazie ai 100 km di strade immerse nella natura. Abbandonando l’auto, ci si può imbattere in borghi e località di nicchia. Viaggiare sostenibile aiuterà a preservare la fauna e la flora del luogo.
Fare un percorso su queste colline significa assaporarne i boschi, i vigneti e i frutteti. I paesaggi meraviglieranno i vostri occhi e faranno ritrovare la tranquillità e l'aria pura a coloro che vorranno allontanarsi dalla città.
Concludiamo infine con un 'assaggio' della ricca cultura gastronomica. Tra le colline si trovano le cantine che producono celebri vini di queste terre di rossi. I vigneti principali sono il Nebbiolo, rinomato per i vini Barolo, Barbaresco, Nebbiolo d'Alba e Roero rosso; Barbera e Dolcetto. I ristoranti offrono le eccellenze piemontesi come i formaggi Castelmagno, Toma di Murazzano, Raschera e Bra; come primi i plin e i tajarin; arrosti e carni per secondi, tra cui la lingua in verde, e come antipasto non può mancare il vitello tonnato.
Lia Milanesio, neolaureata a Lingue e Culture europee, americane e post coloniali; Fulvio Ragusa, studente di Economia e Gestione delle Arti e delle attività culturali (EGArt)
Agriturismo equestre in Maremma
Terra di “butteri”, come vengono chiamati i pastori a cavallo, la Maremma toscana e laziale è culla di una spettacolare varietà faunistica e di una peculiare cultura di consuetudine tra esseri umani e animali da lavoro: cavalli e bovini.
Il paesaggio agrario di questa vasta piana, marcato dalla rotazione biennale e triennale, intervalla campi di grano a distese di girasoli o di maggese, a fine luglio già quasi del tutto mietuto, essiccato e raccolto in grandi balle paglierine. Lungo gli argini dell’Ombrone, la vegetazione spontanea si articola, lussureggiante, tra fitti rovi e alti canneti, mentre, in prossimità dei casali contadini, sorgono filari di cipressi e alberi da frutta.
Sui rari pendii, il panorama è punteggiato dalle macchie verdi degli uliveti e, sulla strada che porta alle spiagge, pini marittimi piantati nei primi decenni del Novecento accompagnano la rotta dei bagnanti che, per lo più in bicicletta, accorrono sin dal primo mattino a cercare refrigerio alla calura estiva. Attraversando questa pianura a cavallo, lungo mulattiere che si snodano sul perimetro di campi e pascoli, o a ridosso dei canali d’irrigazione, si può accedere all’antica riserva di caccia del Granduca di Toscana, che un’alleanza tra cacciatori e ambientalisti ha fortunatamente sottratto a un recente tentativo di lottizzazione.
Delimitata da un muretto di pietre a secco, la riserva presenta caratteristiche fisiche completamente diverse dal paesaggio sin qui descritto: sentieri scoscesi, ulivi, querce da sughero e arbusti di ogni tipo, compresa la famigerata marruca, dalla quale si impara presto a tenersi lontani. Spesso si incontrano i discendenti dei superstiti alle battute degli Asburgo-Lorena: daini e lepri.
Levando gli occhi al cielo, capita di incrociare il volo di un biancone o di un airone cinerino. L’ora dorata del tramonto riempie di magia questo paesaggio composito e tutti i suoi abitanti, che sembrano sfuggiti, grazie a qualche sortilegio – buono o cattivo? – alle regole della modernizzazione.
Vera Costantini, Ricercatrice di Lingua e Letteratura Turca
L’area archeologica e il museo di Paestum
La prima buona ragione per visitare la zona è che ci sono tre dei templi greci meglio conservati in Italia (“una visione di incanto soprannaturale”, “una delle grandi esperienze della vita,” scrisse Norman Lewis, giornalista inglese che nel settembre 1943 sbarcò a poche centinaia di distanza insieme alle truppe alleate al comando del Generale Clark (Napoli ’44, Adelphi 1993, più volte ristampato).
Numero due: siamo in una zona archeologica di incredibile ricchezza, vasta e ben curata, visitabile senza che lo sguardo rimbalzi su uno sfondo di abusi o obbrobri edilizi e possa invece spaziare sul variegato panorama cilentano (per questo si deve ringraziare la legge speciale 220 del 1957, fortemente voluta, pare, da un sovrintendente agrigentino).
Numero tre: il cavallo di sabbia di Mimmo Paladino (qui sotto la foto), esempio di felice connubio tra archeologia e arte contemporanea – una delle numerose iniziative promosse dal direttore Gabriel Zuchtriegel.
Numero quattro: La mostra Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici aperta fino al 6 settembre 2020. La mostra è per la verità allestita in modo molto confusionario ma è corredata da un interessante catalogo ed espone tra le altre cose una delle magnifiche incisioni che Giambattista Piranesi realizzò nell’ultimo anno della sua vita, dopo la visita del 1778 (Differents vues de Pesto).
Numero cinque: La tomba del tuffatore (480-470 a.C.). L’ho tenuta per ultima perché le cinque lastre che costituiscono questo raro esempio di tomba greca affrescata da sole a mio parere valgono il viaggio. Resistono a quella sorta di usura dello sguardo prodotta dalla infinita riproduzione in serie su ogni genere di oggetto e suppellettile. La loro bellezza ci parla con voce fraterna di sensazioni che siamo ancora in grado di riconoscere con emozione: la sensualità dell’ozio condiviso, la gioia dell’amicizia, il fremito di un tuffo destinato a restare imminente per l’eternità.
Barbara Del Mercato, project manager del Center for the Humanities and Social Change
Venezia, tra Ocean Space e bellezza ritrovata
Posso affermare che un posto speciale nel mio ce l’ha Ocean Space, il nuovo centro globale nato per catalizzare l’alfabetizzazione, la ricerca e il sostegno di tematiche oceaniche attraverso l’arte. Inaugurato nel 2019, Ocean Space ha sede nella meravigliosa Chiesa di San Lorenzo, un gioiello architettonico unico nel suo genere, una meraviglia per gli occhi, che a seguito di un importante lavoro di restauro splende ora più che mai. Da veneziana acquisita non posso non amare questo spazio che, sin dalla sua nascita, ha dimostrato una particolare cura e attenzione nei confronti della città e della sua laguna. Non vedo l’ora sia il 27 di agosto per tornare a visitare lo spazio. Questa data, ormai non più così lontana, segna la riapertura di Ocean Space con il nuovo progetto espositivo “Territorial Agency: Oceans in Transformation”, che indaga un tema urgente e ora più che mai importante: la rapida trasformazione degli oceani nell’era dell’Antropocene. Dopo questa lettera d’amore, non posso far altro che consigliarvi di inserire “Ocean Space” nella lista delle cose da visitare la prossima volta che vi concederete una pausa nella città più bella del mondo”.
Arianna Ferraretto - Ca’ Foscari Alumni - Communication and Marketing Ocean Space
Il mio lavoro mi ha portato in giro per il mondo, viaggi privilegiati alla ricerca di pezzi unici, opere d’arte mai viste prima o da riscoprire in nuovi contesti. Improvvisamente questo pellegrinaggio inusuale si è bloccato, il virus mi ha costretta alla immobilità, privandomi della visione globale. Non è però stata una perdita grave, anzi. La visione specifica mi ha nutrito dall’interno, facendomi riscoprire la mia città – Venezia – ma anche facendomi riflettere su quanto già conosco e amo nel mondo, nell’attesa di tornare a rivedere quei posti a cui mi sono affezionata. Ho ritrovato una città bella più che mai, ripercorso calli e campi i cui particolari ormai erano persi. Ne ho riscoperto i colori, il luccichio del sole sui marmi, il frusciare degli alberi nei giardini nascosti, la trasparente liquidità del riverbero dell’acqua nei canali. La bellezza di Venezia è travolgente e spinge a cercarne altra, ovunque, in tutti quei posti che amo perché così diversi da Venezia ma che mi riporteranno sempre e solo in un posto. A casa, a Venezia.
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