Proteggere l'arte in modo più sicuro e sostenibile: il progetto GREENART

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Photo by Deror_avi, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

La gestione del patrimonio culturale richiede continui sforzi di conservazione e restauro, che possono essere dannosi per l’ambiente e la salute umana, soprattutto di chi si occupa in prima persona delle operazioni.

E’ possibile quindi applicare un approccio sostenibile e sicuro alla conservazione, migliorando allo stesso tempo l’efficacia delle soluzioni e dei prodotti attualmente utilizzati?

Da qui parte GREENART (GREen ENdeavor in Art ResToration), che ha recentemente concluso i primi 15 mesi di lavoro con il review meeting che si è tenuto a Ca' Foscari il 22 febbraio 2024.
Finanziato grazie al programma HORIZON Europe, il progetto propone nuove soluzioni basate su metodi ‘green’ e sostenibili per la preservazione, la conservazione e il restauro delle opere d’arte.

Coordinato dal Consorzio Interuniversitario per lo Sviluppo dei Sistemi a Grande Interfase (CSGI), GREENART riunisce 28 partner internazionali, tra cui il team di ricerca cafoscarino supervisionato dalla prof.ssa Elena Semenzin, docente di Chimica dell’ambiente e dei beni culturali al Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica.

I ricercatori e le ricercatrici di Ca’ Foscari sono impiegati nelle attività di "Life Cycle Safety and Sustainability Assessment", focalizzate sulle analisi di sicurezza chimica e sostenibilità di sostanze e materiali innovativi. In stretta collaborazione con lo spin-off cafoscarino GreenDecision e con tutti i partner di progetto, le analisi permettono di comprendere e valutare a fondo i nuovi formulati, fornendo suggerimenti e feedback ‘step-by-step’ per l’aggiustamento delle formule in via di sviluppo.

“In questo progetto, preceduto da NanoRestart e Apache, ho visto molta più disponibilità a lavorare parallelamente sulla sicurezza chimica e la sostenibilità - spiega la prof.ssa Semenzin - Negli ultimi anni è sicuramente maturata una sensibilità su questi temi e su come il lavoro che viene fatto in termini di innovazione possa rispondere ad una serie di esigenze riguardanti la sostenibilità ambientale, sociale e economica, molto sentite anche dal mercato”.

Attualmente, GREENART sta formulando e testando una serie di soluzioni innovative, tra cui rivestimenti protettivi a base di materiali provenienti da rifiuti e proteine vegetali, schiume e materiali da imballaggio a base di polimeri biodegradabili, gel e fluidi per la pulitura a base di rifiuti naturali e sensori ‘green tech’ per il monitoraggio non invasivo dei beni culturali.

Tutte queste soluzioni verranno sviluppate secondo il framework ‘Safe and Sustainable by Design’ (SSbD) del Joint Research Center della Commissione Europea, che permette l’identificazione di potenziali rischi e impatti sulla salute umana e sull’ambiente durante tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto, dall’estrazione delle materie prime allo smaltimento.

“Nel primo anno abbiamo svolto un lavoro che riguardava maggiormente la pericolosità di ingredienti (materiali e sostanze chimiche) e formulati - dichiara Martina Menegaldo, studentessa che sta sviluppando il suo dottorato di ricerca nell’ambito di GREENART, con la supervisione della prof.ssa Semenzin - Ora ci stiamo concentrando sulla sicurezza chimica, che mette assieme la pericolosità  (che include la tossicità per la salute umana e l’ambiente) e gli scenari di esposizione che possono esserci durante tutto il ciclo di vita dei prodotti. Nell’ultimo anno, con una rosa più ristretta di prodotti particolarmente promettenti, andremo a fare un'analisi completa sul ciclo di vita sia in termini di implicazioni ambientali che di costi”

Tra i partner museali del progetto anche la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e la galleria Tate Modern di Londra, che ha già proposto due opere della pittrice inglese Bridget Reily per i test pratici dei nuovi prodotti.

Francesca Favaro