Darwin inconsolabile. (Un pezzo per anime in pena) 
Teatro Ca' Foscari 2022, Asteroide Amor

Sabato 28 maggio 2022, ore 20.00

di Lucia Calamaro
regia Lucia Calamaro
luci Stefano Damasco
interpreti Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua, Maria Grazia Sughi
produzione Sardegna Teatro, CSS Teatro stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro di Roma

«C’è una madre anziana, artista performativa, che si dice "ex fluxus", che si finge morta per ricevere un po’ di attenzione dai tre figli, così occupati, così distratti, così disamorati, aggressivi, assenti. Simula la morte come certi animali: Maria Grazia pratica la tanatosi, molto diffusa tra certe specie che per scampare all’aggressione del predatore «fanno il morto». Il suo potrebbe essere un monito, un richiamo, un avvertimento, una richiesta, o semplicemente una performance. C’è una figlia ostetrica, schiacciata dalla preoccupazione per le nuove generazioni, ambientalista imbranata: Simona. Un figlio maestro elementare, buonissimo, che ha per le mani il futuro e si imbatte in un fumoso testo inedito dell’"Origine della specie", citato da Borges in un’intervista a Bioy Casares: Riccardo. Una figlia in simbiosi con la madre, perfomer-artista plastica, che indaga il prospettivismo amazzonico e le teorie dell’interspecie, sentendosi più vicina al mondo vegetale che all’animale: Gioia». Lucia Calamaro descrive così il suo ultimo lavoro, nel quale sono portati in scena con la consueta dose di umorismo e tagliente ironia rapporti familiari guastati dall’indifferenza e dall’egoismo. Ma nell’eccentrica figura dell’anziana e combattiva madre-performer che pratica la tanatosi per ricondurre a sé i figli sembra evocata metaforicamente anche la martoriata madre terra, che fingendosi morta cerca di richiamare, inascoltata, l’attenzione sul suo precario stato di salute. Di qui anche l’‘inconsolabilità’ di Darwin, che dà il titolo a una pièce dove l’antropocentrismo viene messo in discussione.

Per saperne di più

Emersa prepotentemente nei primissimi anni Duemila, la scrittura teatrale di Lucia Calamaro è esplosa molto presto come un vero e proprio 'caso' per la sua straordinaria capacità di interrogare la realtà e di decifrarne i contorni sfuggenti. Allieva di Jacques Lecoc a Parigi, dove studia alla Sorbona, al suo ritorno a Roma, sua città natale, l'autrice comincia a creare spettacoli autoprodotti, fondando ad hoc la compagnia Malebolge. È in questo contesto che affina le sue doti drammaturgiche, firmando la regia di tutti i suoi testi, la valenza profondamente teatrale dei quali è per lei un requisito fondamentale: «Dentro il teatro la scrittura, cioè la drammaturgia – afferma – è la zona più alta di libertà. Non credo si possa scrivere di teatro senza averlo praticato. La drammaturgia è una parola parlata che unisce simbolo e presenza».

Ma è soprattutto la maestria nell'indagare le relazioni, le loro discrasie e patologie, che contraddistingue la scrittrice/regista romana nel panorama teatrale italiano sin dai tempi di “Tumore. Uno spettacolo desolato” (2006), dove protagoniste sono una madre e una dottoressa, riunite nel non-luogo per eccellenza, l'ospedale. Qui come in seguito, cifra emblematica della Calamaro è l'affrontare temi scomodi e complessi, in questo caso la malattia e la morte, con uno sguardo 'completo', che contempla l'assoluta serietà che questi argomenti pretendono e la comicità che le situazioni (e le condizioni) più drammatiche portano naturalmente con sé. Proprio a proposito di “Tumore” lo spiega chiaramente lei stessa: «So solo che volevo uno spettacolo profondamente tragico, che mi si trasforma tra le mani in qualcosa che, malgrado me, lo è sempre meno. O diverso da come, nella totale libertà dell’immaginare, mi era apparso. E allora comincio a dirmi che c’è un’ironia che è risultato di desolazione, negazione, privazione, perché cerco di raccontare l’itinerario indicibile di un malato terminale».

Ancora le relazioni umane, nelle insormontabili difficoltà di comunicazione tra i personaggi, sono al centro di una pièce come “L'origine del mondo. Ritratto di un interno”, che nel 2012 si aggiudica tre Premi Ubu, tra cui uno per il miglior nuovo testo italiano e un altro per la miglior interpretazione femminile, assegnato a Daria Deflorian. Anche qui la protagonista è una madre, Daria, la cui depressione è raccontata in rapporto ad altre due figure, quella della figlia Federica (che si sdoppia nell'analista) e quella della nonna, in un interno familiare complesso e cupo, costellato però di ampie porzioni della consueta ironia, tra oggetti della quotidianità domestica come lavatrici e frigoriferi che divengono gli unici agganci effettivi con la realtà.

Ed è ancora una famiglia quella che fa esperienza della morte in “La vita ferma: sguardi sul dolore del ricordo”, di quattro anni successivo: un'opera comica e terribile al tempo stesso, che prende avvio con la voce fuori scena di Alice, la figlia, che parla a mo' di prologo: «L'elaborazione del lutto è un mero assecondare la natura. Non è una costrizione sociale, è un processo a salvaguardia della specie, la specie dei vivi. Che guarda in fondo poco e male alla specie dei morti. Che tipo di essere è, diventa, un essere morto? A cosa è assimilabile? La sua degradazione a categoria fantasmale lo annulla? Siamo sicuri che sia un assoluto non essere? No».

I rapporti familiari fanno capolino anche in “Si nota all'imbrunire”, del 2018, che in scena ha avuto protagonista Silvio Orlando: qui è indagata la 'solitudine sociale' che affligge un padre, visitato dai figli e dal fratello maggiore nel paesino spopolato in cui si è ritirato da tre anni.

E infine ancora una madre, Maria Grazia, con un passato da artista performativa, si finge morta per richiamare l'attenzione dei suoi tre figli in “Darwin inconsolabile. Un pezzo per anime in pena”, andato in scena nel 2021 al Festival dei Due Mondi di Spoleto. La finzione di Maria Grazia aprirà il vaso di Pandora delle nevrosi di Gioia, anche lei “performer”, Simona, ambientalista impacciata, e Riccardo, maestro elementare frustrato, richiamando “L'origine delle specie” e citando qua e là le teorie di Timothy Morton e Donna Haraway. Ma questa morte annunciata si veste metaforicamente di ulteriori significati e simbologie, come dice la stessa Calamaro: «La protagonista performa la sua morte, finge di morire per far agitare i figli. È una grande metafora del pianeta che ormai da tanto tempo manda segnali di allarme di cui noi, con l'enorme capacità che abbiamo di staccarci dalla realtà, non siamo assolutamente consapevoli. Il punto centrale è che l'uomo si è ormai scollato dal reale, e questo fa sì che troppo tardi ci si renda conto che c'è ben poco da fare per salvare la situazione». 

Dall’Uruguay alla Francia fino all’Italia è una corsa tra due continenti la carriera di Lucia Calamaro, drammaturga, regista e attrice. Nata a Roma, a tredici anni si trasferisce a Montevideo, seguendo il padre diplomatico. Laureata in Arte e Estetica alla Sorbona di Parigi, inizia la sua ricerca personale in America Latina. Insegna Storia del teatro all’Universidad Catolica de Montevideo (Uruguay) e dirige una piccola compagnia. Gli spettacoli, veri montaggi testo-musicali, sono ispirati sia da interrogativi personali che dalla potenzialità drammaturgica dei testi letterari di Boris Vian, Juan Carlos Onetti, Fernando Pessoa, Augusto Roa Bastos. Nel 1998 ritorna a Parigi per continuare il percorso artistico e universitario, partecipando alla creazione di una nuova disciplina Ethnoscenologie (studio comparativo di spettacoli in vivo), insieme al suo fondatore, il sociologo Jean Duvignaud. Nel 2001 torna a Roma con una borsa di specializzazione in Drammaturgia antica e versificazione. Lavora come attrice nella compagnia stabile Parole e Musica diretta da Giuseppe Marini fino al 2002. Nel 2003 fonda l’associazione Malebolge e dà corpo alla sua scrittura scenica con “Medea. Tracce di Euripide”, “Woyzeck”, “Guerra”, “Cattivi maestri”, “Tumore. Uno spettacolo desolato” e “Magick. Autobiografia della vergogna”. Nel 2012 “L’origine del mondo. Ritratto di un interno” vince tre premi Ubu, tra cui quello assegnato al miglior nuovo testo italiano, e il premio Enriquez per regia e drammaturgia. Due lavori teatrali successivi – “La vita ferma. Sguardi sul dolore del ricordo” e “Si nota all’imbrunire. Solitudine da paese spopolato” – sono finalisti ai Premi Ubu 2017 e 2019. Sempre nel 2019, Lucia Calamaro vince il premio Hystrio alla drammaturgia, inizia a insegnare al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, presenta “Nostalgia di Dio” e debutta con il monologo “Smarrimento”. Le sue ultime creazioni sono “Da lontano. Chiusa sul rimpianto” e “Darwin inconsolabile. Un pezzo per anime in pena”. Dal 2021 Lucia Calamaro è presidente di giuria del Premio Riccione per il Teatro. Editoria e Spettacolo le ha dedicato l’antologia “Il ritorno della madre”, a cura di Renato Palazzi. “La vita ferma e L’origine del mondo” sono editi in Francia da Actes Sud e in Italia da Einaudi, che ha in catalogo anche “Nostalgia di Dio”.

Dal 2021 Lucia Calamaro dirige Scritture”, una scuola itinerante di drammaturgia pensata per formare le voci del teatro di domani. Il nome della scuola è al plurale per sottolineare l’importanza del lavoro drammaturgico, di qualsiasi natura, nel processo teatrale e nell’approccio formativo Lucia Calamaro accompagna ogni partecipante nella stesura di un nuovo testo, aiutando ciascun allievo a sviluppare in autonomia le proprie idee. «C’è un grande bisogno di nuova drammaturgia nel nostro paese» – afferma Calamaro – «e servono testi italiani corposi. Per un lungo periodo, dagli anni Novanta fino a dieci anni fa, la drammaturgia contemporanea italiana è stata considerata alla stregua di qualcosa di ermetico e incomprensibile dal largo pubblico. Non è accettabile che il contemporaneo sia necessariamente sperimentale, il teatro è "presente al presente" e per questo può raccontarlo. L’Italia è sempre in crisi quindi o canta o pensa. Questa continua sfida con i problemi forma un condominio di intelligenze che non va abbandonato, ma innaffiato e tutelato».

Al termine del percorso formativo, le drammaturgie realizzate verranno presentate al pubblico tramite “mise en espace” interpretate dai partecipanti, che quest’anno avranno luogo tra Venezia e Mestre nel corso di sei giornate dal 23 al 25 settembre e dal 30 settembre al 2 ottobre. A farsi carico del progetto sono sei importanti istituzioni teatrali riunite in una rete che collega isole creative disseminate su più territori: il Teatro Stabile del Veneto, il Teatro Stabile di Bolzano, il Teatro Bellini di Napoli, il Teatro di Sardegna, LAC – Lugano Arte e Cultura, che allarga il raggio d’azione anche alla Svizzera di lingua italiana, e Riccione Teatro, associazione che organizza lo storico Premio Riccione qui nel ruolo di ente capofila. 

Lucia Calamaro

Lucia Calamaro, drammaturga e regista romana, si laurea in Arte ed Estetica alla Sorbona e diviene allieva di Jacques Lecoc. Nel 2003, tornata a Roma, fonda l’associazione Malebolge, con la quale allestisce Medea, tracce di Euripide (adattamento e regia, 2003), Woyzeck (adattamento e regia, 2003), Guerra (testo e regia, 2004), Cattivi maestri (testo e regia, 2005), Tumore, uno spettacolo desolato (testo e regia, 2006), Magick, autobiografia della vergogna (testo e regia, 2008). Nel 2011 realizza lo spettacolo L’origine del mondo, ritratto di un interno, aggiudicandosi tre Premi Ubu, tra cui quello per il miglior nuovo testo italiano. Nel 2012 vince il Premio Enriquez per la regia, nel 2019 il Premio Hystrio alla drammaturgia. Nel 2021 viene nominata presidente di giuria del Premio Riccione per il Teatro. Dal 2021 dirige «Scritture», una scuola itinerante di drammaturgia promossa da sei istituzioni teatrali –Riccione Teatro, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Bellinidi Napoli, Teatro di Sardegna. Teatro Stabile del Veneto e LAC - Lugano Arte e Cultura – e aperta a dodici autori l’anno, selezionati tramite concorso. La restituzione scenica dei testi realizzati è ospitata per il 2022 dal Teatro Goldoni di Venezia.

Last update: 24/11/2022