Earthbound ovvero le storie delle Camille  
Teatro Ca' Foscari 2022, Asteroide Amor

Martedì 3 maggio 2022, ore 20.00 
Teatro Goldoni

anno di produzione 2021
liberamente ispirato a Staying with the Trouble di Donna Haraway 
di e con Marta Cuscunà
scene Paola Villani
progettazione animatronica Paola Villani
realizzazione animatronica Paola Villani, Marco Rogante
scultura creature animatroniche João Rapaz, Janaína Drummond, Mariana Fonseca, Rodrigo Pereira, Catarina Santiago, Francisco Tomàs
drammaturgia Giacomo Raffaelli
luci Claudio ‘Poldo’ Parrino
suono Michele Braga
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli-Venezia Giulia, Etnorama

In collaborazione con THE NEW INSTITUTE: Centre for Environmental Humanities, Università Ca’ Foscari Venezia

Crediti: Guido Mencari

Per uscire dall’atteggiamento distruttivo del game over che ci potrebbe cogliere, la filosofa Donna Haraway scrive "Staying with the Trouble", un saggio in cui l’eco-femminismo incontra la fabula speculativa immaginando futuri possibili in cui la specie umana unisce le forze ad altre specie per prendersi di nuovo (e meglio) cura del nostro pianeta.

Partendo da questo spunto, lo spettacolo mostra una piccola colonia di individui migrati in aree danneggiate dallo sfruttamento umano, per risanarle grazie alla collaborazione con partner non-umani. Sono gli "Earthbound", umani cui sono stati impiantati i geni di creature in via d’estinzione con il duplice scopo di conservarne la specie e favorire una nuova prospettiva di coesistenza multispecie grazie alla simbiosi fra animali umani e non umani. Consapevoli che nessuna specie agisce da sola, nemmeno quella umana, e che non sia possibile distinguere organismo da ambiente, per fronteggiare l’esaurimento delle risorse naturali ormai quasi prosciugate, gli "Earthbound" mirano alla drastica riduzione della presenza umana sulla Terra. «Fate parentele, non bambini» è il primo comandamento di una politica di giustizia riproduttiva basata sulla sostituzione parziale dei rapporti di sangue con quelli di cura. Per gli "Earthbound", la nascita di un bambino è una scelta collettiva, rara e preziosa, di cui l’intera comunità è responsabile. Per questo, per esempio, a ogni bambino vengono assegnati almeno tre genitori.

In scena, gli "Earthbound" prendono vita grazie alle creature animatroniche progettate da Paola Villani e ispirate alle opere dell’artista australiana Patricia Piccinini, in un monologo di fantascienza per attrice e pupazzi che ibrida la tradizione del teatro di figura con tecniche di animazione innovative.

Per saperne di più

“Chthulucene” di Donna Haraway si chiude con la “Storia de* Camille”, una fabula speculativa dove mito e scienza si intrecciano per immaginare la vita multispecie fra le rovine del presente, dopo secoli di sfruttamento di vite non umane, animali e vegetali. “Camille”, nome che in lingua francese non ha connotazioni di genere, sono figli* delle Comunità del compost e simbionti di varie specie a rischio, nella storia di Haraway delle farfalle monarca, fra i pochi insetti migratori e in via di estinzione: è quantomai necessario preservare i corridoi ecologici per le specie migranti come per tutti i “rifugiati in cerca di rifugio”, umani e non, di cui è piena la terra.

Gli umani sono ormai undici miliardi, troppi per un pianeta così danneggiato dove le Comunità del compost allestiscono i loro rifugi: è giunto il momento di stringere parentele non di sangue, piuttosto che mettere al mondo nuovi bambini. La generazione non è vietata, purché chi desidera farlo s’impegni a scegliere per il nascituro un simbionte tra le specie a rischio, ibridandosi con il suo corredo genetico. La giustizia riproduttiva è così tutelata, ma la scelta non è più una questione individuale. I bambini sono figli dell’intera collettività, che siano o meno generati naturalmente. Chi nasce nella comunità non ha un sesso definito, ma può sceglierlo se lo vuole e può anche apportare modifiche al proprio corpo nel corso della sua vita, e nel rispetto del* simbionte partner.

Dopo più di quarant’anni, una comunità di “Earthbound”, i Terranei, delibera una gravidanza; Camille aspettano la gravidanza; Gaia inizia a sognarla. La gravidanza però non arriva, il test è ripetutamente negativo, si tratta probabilmente di un “bug”, forse un “bias”, segno della programmazione umana residua: si rende necessario aggiornare il sistema operativo. Prendersi cura del pianeta danneggiato richiede di stringere nuove alleanze non vincolate dalla genealogia, “oddkin” trans-specie e trans-genere. La simpoiesi, il divenire insieme, intreccia le vite dei simbionti: quale membrana separa ancora naturale e artificiale, Camille e umani, ospiti e ospitanti, burattinaia e creature animatroniche? Chi parla e chi è parlato, nella sfera? Camille interroga Gaia, l’IA che dice a Camille come posso aiutarti. Ma poi è Camille a dire come posso aiutarti a Gaia, perché Gaia è anche il pianeta nel “trouble”, surriscaldato, che ha bisogno di andare sempre più spesso in pausa.

Anche se Camille si raccontano molte di queste cose sottovoce, il loro privato è pubblico: l’intimità ecologica coinvolge necessariamente tutt*. Gaia come IA possiede il dono della virtualità, il potere di produrre connessioni, ma è anche profondamente implicata con l* uman*, non può trascenderli. I Terranei a loro volta sanno di non poter ergersi sopra Gaia, vi sono profondamente radicati. Laddove gli umani “prendono” la terra, i Terranei si lasciano finalmente prendere, scrive Bruno Latour: come i pupazzi di Cuscunà, “sono agiti da troppi agenti articolati per potersi credere i soli a parlare”.

Marta Cuscunà

Marta Cuscunà è attrice in "Merma Neverdies", spettacolo con pupazzi di Joan Miró, e in "Zoé, inocencia criminal", diretti da Joan Baixas, Teatro de la Claca (Barcellona). Nel 2009 vince il Premio Scenario per Ustica con "È bello vivere liberi!" e nel 2012 la menzione speciale Premio Eleonora Duse per "La semplicità ingannata". Nel 2016 debutta con "Sorry, Boys", terzo capitolo della trilogia sulle Resistenze femminili, Premio Rete Critica 2017 come miglior spettacolo. Nel 2018 presenta "Il canto della caduta", in cui unisce l'immaginario ancestrale del mito di Fanes ai principi di animatronica utilizzati per la manovrazione dei pupazzi, e ottiene il Premio dell'Associazione Nazionale Critici di Teatro. Del 2019 è il Premio Hystrio - Altre Muse. Dal 2009 al 2019 ha fatto parte di Fies Factory, un progetto di Centrale Fies. Dal 15 al 20 febbraio 2022 il Piccolo Teatro di Milano le ha dedicato una personale.

Donna Haraway

Donna Haraway è una filosofa statunitense esponente di punta del pensiero tecno- ed eco-femminista. Ha elaborato la "teoria della cyborg" come forma ibrida di organico e macchinico e sostiene la necessità di rivedere l’intero fondamento della cultura occidentale e le categorie di dominio che essa implica. Tra i suoi scritti tradotti in italiano: "Manifesto cyborg: donne, tecnologie e biopolitiche del corpo" (1995); "Compagni di specie. Affinità e diversità tra esseri umani e cani" (2003); "Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto" (2019); "Le promesse dei mostri. Una politica rigeneratrice per l’alterità inappropriata" (2019), e il recente saggio sulla giustizia riproduttiva multispecie contenuto in "Making Kin. Fare parentele, non popolazioni" (2022).

Last update: 05/12/2022