Pat Tanner ed Elisa Costa

Pat Tanner, a Ca' Foscari il maggior esperto di relitti in 3D

Pat Tanner, uno tra i massimi esperti al mondo di modellazione in archeologia navale, è a Ca’ Foscari per collaborare con il Centro di eccellenza in Digital e Public Humanities del Dipartimento di Studi Umanistici.

Tanner, PhD all'università di Southampton, ha lavorato sui più importanti progetti di archeologia navale a livello internazionale quali il relitto della nave funeraria sepolta nella campagna inglese Sutton Hoo (che ha ispirato il recente film La nave sepolta), sulla Mary Rose, relitto di epoca Tudor esposto a Portsmouth, sul relitto punico di Marsala, sui relitti bizantini di Yenikapi, sul relitto medievale di Newport, sulla cocca medievale di Brema e altri.

Tanner è visiting scholar presso il nostro ateneo e sta attualmente lavorando alla ricostruzione 3D del relitto romano, del 2°secolo d.C., di Grado, destinato ad essere ricostruito all’interno del museo nazionale di archeologia subacquea della cittadina lagunare.

Tanner lavorerà in collaborazione con il prof. Carlo Beltrame, docente di Archeologia marittima e l'assegnista di ricerca Elisa Costa che già da tempo fa ricerca sulla ricostruzione di questa nave.

Personalità molto conosciuta nel mondo dell’archeologia marittima, Tanner coniuga una grande competenza nell’ambito delle tecniche di ricostruzione navale, con un’altrettanto grande esperienza nell’ambito informatico e tecnologico. Ha cominciato la sua carriera costruendo barche e navigando ma poi, a seguito di un incidente che lo ha costretto a lasciare il suo lavoro di maestro d’ascia, si è dedicato a raccogliere documentazione e a fare misurazioni di imbarcazioni tradizionali irlandesi che stavano scomparendo.

Ha ottenuto un Phd in maritime Archeology, e ha cominciato ad impiegare l’esperienza di costruttore di barche e di esperto navigatore per il restauro e la ricostruzione di barche antiche. Ha coniugato architettura navale e computer software per analizzare dettagliatamente i relitti. Una volta costruito il modello, attraverso l’ausilio di applicazioni impiegate in ingegneria navale, esegue vari test per capire se la nave così ricostruita poteva effettivamente galleggiare, se ciò era scientificamente possibile. Ne testa la forma, le dimensioni, il carico, per verificare che cosa poteva trasportare e in che condizioni di mare. Le ricostruzioni sono molto realistiche.

"Abbiamo avuto la possibilità di invitare Pat Tanner a Ca’ Foscari – spiega Carlo Beltrame - per lavorare sulla ricostruzione del relitto di Grado, lavoro iniziato da Elisa Costa che ha già digitalizzato lo scafo conservato e il carico sulla base della documentazione da me eseguite qualche anno fa e prodotta nel corso delle varie campagne di scavo, durate parecchi anni. Una complicazione in questo lavoro di recupero di vecchie documentazione è la sua eterogeneità e parziale incompletezza che costringono il tecnico ad impegnative processazioni di dati. Ora si lavorerà sulla ricostruzione dell’intera nave, sul modello completo, confrontando l’iconografia antica, i resti di navi dello stesso periodo e gli esempi etnografici, cioè barche recenti, o documentate da fotografie e filmati, in legno che possono darci suggerimenti per la ricostruzione della parte mancante".

Lo scheletro del relitto della nave di Grado e il suo carico di anfore. foto: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli-Venezia Giulia).

Su questo si sta rivelando di enorme utilità il confronto con un famoso relitto di nave romana rinvenuto nel Mar Nero a 2000 metri di profondità in condizioni conservative eccezionali che sta permettendo a Pat Tanner di fondere i resti della nave di Grado con il suo straordinario modello 3D. 

Si stanno dunque ricomponendo le forme dello scafo di Grado che si stanno anche fondendo assieme con il relitto conservato del Mar Nero. Per la parte non conservata ci si è ispirati a quella del Mar Nero di cui hanno trovato i timoni laterali perfettamente conservati, i bagli e l’albero, tutti dettagli che lo studioso ha sovrapposto al relitto di Grado.

“Attraverso le tecniche di ricostruzione digitale in 3D, possiamo mostrare come la nave era in origine - aggiunge Tanner - per cosa era usata, cosa trasportava; per prima cosa ricostruiamo la struttura poi capiamo dove navigava e progeguiamo paragonandola alle diverse navi dell’epoca. Possiamo anche capire quante merci poteva trasportare. Per esempio un modello come la nave di Grado, che possiamo definire una specie di trabaccolo, era lungo 16,5 metri e pesava da 6 a 8 tonnellate”.

ricostruzione in 3 D del relitto di Grado con posizionamento delle anfore

“In epoca romana si cominciavano ad affinare le tecniche di costruzione navale – ci racconta Pat Tanner - La tecnica di costruzione era molto complicata e molto resistente, era molto complesso fare queste connessioni e legare insieme i pezzi ma il risultato era un manufatto superresistente, senza colla o altri materiali ma reso eccezionalmente resistente attraverso connessioni del legno.” 

“Questa nave – aggiunge Carlo Beltrame - ha inoltre la particolarità di avere un tubo flangiato nel fondo della chiglia che all’inizio si pensava fosse una pompa di sentina, ma la cosa non era spiegabile, poiché è un sistema moderno che si usa adesso per le pompe elettriche ed i romani utilizzavano delle pompe a bindolo. E quindi abbiamo ipotizzato che fosse una presa d’acqua con una pompa a pistoni e che questa nave ospitasse delle vasche per trasportare pesci vivi che venivano allevati nelle piscine dai romani. E’ una cosa di cui ci parlano alcuni autori antichi che raccontano che i pesci venivano allevati e anche trasportati. Avevano dunque bisogno di ricambio d’acqua per non morire e questo spiegherebbe questa strana struttura utile a pompare acqua nelle vasche. Il relitto di Grado inoltre era carico di anfore con prodotti derivati dal pesce, alcune con una salsa liquida, altri con pezzi di sgombro.

Senz’altro un’altra applicazione della modellazione in archeologia navale è non soltanto la ricerca, ma anche l’esposizione, la musealizzazione, il riprodurre modelli virtuali così simili al vero da farci vedere come una nave affrontasse la tempesta con simulazioni di vari tipi di vento in varie regioni del mondo. Ci fanno immaginare come l’imbarcazione potesse affrontare le onde forti, ci mostrano come il carico magari si spostasse, la struttura cedesse, in uno scenario verosimile che riesce a riprodurre l’affondamento e le sue cause. E tutto questo sulla base di dati scientifici, di modelli ingegneristici, di notizie storiche fuse insieme per far rinascere davanti ai nostri occhi quello che da secoli ormai non c’è più ed è ridotto a poche assi di legno e anfore sparse nel fondo del mare.

Ecco un esempio delle ricostruzioni di Tanner: dal relitto della cocca di Brema a "nave digitale" con tecniche che ricordano quelle dei videogiochi

I risultati degli studi di Pat Tanner e del gruppo di ricerca del prof. Beltrame sul relitto di Grado, le ricostruzioni in 3 D, le nuove ipotesi, tutto sarà utile per il museo di Grado e per approfondire e sviluppare aspetti educativi utili ad una musealizzazione innovativa.

"Tutto questo materiale – conclude Beltrame - potrebbe essere messo a disposizione del museo di Grado che il Ministero per i Beni Culturali ha finalmente intenzione di aprire. Il pubblico ormai si aspetta che vengano usati prodotti digitali per raccontare, perché l’archeologia è un racconto, e che vengano proposte ricostruzioni di come doveva essere la nave, di come era il carico, di come si navigava. Ormai visualizzazioni ne possiamo fare di tutti i generi per una proposta al pubblico che supera il concetto oramai obsoleto del museo come semplice espositore di oggetti. E’ un concetto che non è più accettabile, non possiamo lamentarci se il pubblico non va più a visitare i musei se poi non siamo in grado di proporre qualcosa di adeguato ai tempi".

Federica Ferrarin