Primo bilancio di Ca’ Foscari: una particolare attenzione agli stakeholders

In occasione dei 150 anni di Ca’ Foscari, nel 2018, gli economisti aziendali Marisa Agostini e Ugo Sostero avevano recensito il primo Resoconto di Gestione della Regia Scuola Superiore di Commercio – oggi Università Ca’ Foscari – custodito nell’archivio della Città metropolitana di Venezia.

Il documento conteneva il Primo conto di Gestione (Quinquennio 1868-72), il Secondo Conto di Gestione (1° Trimestre 1873), e si concludeva con il Bilancio definitivo al 31 dicembre 1873.

Già in quella prima analisi erano emersi elementi di grande interesse sulla contabilità dei primi anni della nostra Università, come il ruolo determinante dei contributi di altre province (Treviso, Udine, Vicenza, Belluno e Brescia) oltre a quelli governativi e dei tre enti fondatori (Provincia di Venezia, Comune di Venezia, Camera di commercio di Venezia).

Successivamente Agostini e Sostero hanno approfondito l’indagine, grazie al ritrovamento e all’incrocio di ulteriori e inediti documenti contabili, con il prezioso supporto della dott.ssa Antonella Sattin. L’indagine ha prodotto elementi di tale interesse da valere la pubblicazione sulla prestigiosa rivista internazionale Accounting History con il titolo Cash and accrual: A dual system of accountability for salient stakeholders by the first Italian higher school of commerce.

Già nella prima fase della ricerca era emerso che il Resoconto di Gestione della Regia Scuola - redatto dalla Commissione mista del Consiglio provinciale, del Consiglio comunale e della Camera di Commercio - fosse quinquennale e compilato in maniera piuttosto antiquata rispetto alla modernità della Scuola. Uno studio più attento di altre fonti contabili riferite all’Istituto ha fatto emergere che la rendicontazione contabile della Scuola era in realtà tenuta contemporaneamente in una duplice forma: in partita doppia, metodo tipico delle aziende, che la Scuola insegnava ai suoi studenti e che veniva già utilizzato dai mercanti veneziani, e in partita semplice, che è il sistema più utilizzato ancora oggi dagli enti pubblici per la rendicontazione in contabilità finanziaria.
“All’epoca la Scuola insegnava il metodo della partita doppia, per il quale Venezia era famosa. Ci è sembrato strano che il bilancio destinato agli stakeholders fosse redatto in modo così antiquato, con le voci di entrata e uscita tipico degli enti pubblici. Lo studio di diverse fonti e l’incrocio dei dati ci ha rivelato che la Scuola teneva il sistema contabile in partita doppia, in modo tra l’altro estremamente dettagliato, ma per permettere che i suoi stakeholders pubblici comprendessero il bilancio faceva una sorta di traduzione contabile. Ci ha colpito la grande attenzione riservata agli stakeholders. La Scuola era un ente privato e all’epoca il bilancio, come lo intendiamo oggi, non era obbligatorio. Quindi darne addirittura comunicazione in duplice forma ci è parso eccezionale. Non abbiamo trovato altre business schools che abbiano prodotto documenti di questa portata, neanche facendo una ricerca negli archivi internazionali”.

Da uno sguardo alle voci contenute nel bilancio, emergono alcune considerazioni: “Il contributo del Governo risultava già essere in crescita, e questo ci fa capire come l’idea di istruzione pubblica per le Scuole di Commercio iniziava a farsi strada già da fine ‘800. La Scuola era Regia perché non era semplicemente una scuola veneziana, ma era la prima (e all’epoca unica) scuola di commercio del neo-costituito Regno d’Italia e per precise ragioni storiche, politiche e geografiche era stata istituita proprio a Venezia. Il Ministero competente non era quello dell’istruzione, ma quello dell’Agricoltura e dell’Industria, perché si considerava un investimento a beneficio dei futuri imprenditori.”

Un altro elemento interessante era l’investimento sul corpo docente. Il 78% delle spese erano imputabili a costi di gestione, e di questi il 91% coprivano gli stipendi dei docenti. La scelta testimonia la volontà di assicurarsi i migliori docenti sul territorio nazionale, ma anche internazionale, attraverso stipendi elevati. Nel 1869 lo stipendio del docente di computisteria Biliotti - sostituito nel '72 dal lombardo Fabio Besta, il più noto studioso di ragioneria italiano il cui lavoro è ancora a base della cultura ragionieristica - era di oltre 3.600 lire, circa il doppio dello stipendio di un insegnante di ginnasio dell’epoca. Lo stipendio del Direttore, Francesco Ferrara, pari a 8.000 lire viene considerato come «uno dei più alti erogati a un pubblico dipendente italiano» (Berengo 1989, 25). Il Direttore, inoltre, poteva godere di alloggio a Ca’ Foscari e gondola privata.
“La cattedra deve esser fatta per l’uomo e non l’uomo per la cattedra, e non si può appagarsi delle apparenze, ma occorre che i professori di banco commerciale, di geografia o statistica industriale, di storia del commercio e dell’industria, di economia, di merceologia, di diritto mercantile, di diritto industriale irraggino sull’istituto lo splendore scientifico dei loro nomi” (Progetto della Scuola Superiore di commercio in Venezia, 1868, 30-31)

Le tasse studentesche, d’altra parte, non erano eccessivamente elevate. La tassazione maggiore del primo anno, che comprendeva l’immatricolazione oltre alla tassa annuale, ammontava a 150 Lire (circa 800 euro di oggi). Erano inoltre previste numerose agevolazioni e anche l’esenzione totale per gli studenti meritevoli. Nel 1869, su 130 studenti immatricolati, 14 erano completamente esenti dal pagamento.

Federica Scotellaro