Ricostruire le lingue scomparse o in pericolo: specialisti a Ca' Foscari

In un romanzo di qualche anno fa, L’idioma di Casilda Moreira di Adrián Bravi, uno studente italiano parte alla volta di un paesino sperduto della Pampa argentina per “salvare” una lingua indigena, a conoscere la quale sono rimasti solo due anziani, che però non si parlano per via di una lite amorosa avuta da giovani: se riuscirà a riconciliare i due vecchi amanti, la lingua verrà nuovamente parlata e sarà così sottratta all’estinzione.

Per quanto paradossale possa sembrare, la trama del libro è tutt’altro che inverosimile. Certo, di solito non capita che i linguisti si trovino a fare terapia di coppia ai propri informatori. Succede spesso, però, che si rechino in villaggi remoti per intervistare gli ultimi parlanti di una lingua, con il proposito di descrivere quel che resta della grammatica prima che cada definitivamente nell’oblio. E quando le lingue sono ormai morte, magari da uno o più millenni, succede che provino a ricostruirne il funzionamento sulla base dei pochi frammenti rimasti, oppure di qualche parola sopravvissuta a mo’ di fossile in lingue più fortunate.

A queste ricerche e ai loro risultati è dedicato il convegno internazionale Ricostruire lingue: dalle “Restsprachen” alle “endangered languages”, che si terrà a Ca’ Foscari, in Aula Baratto, il 2 e 3 dicembre e a cui parteciperanno studiosi di università italiane e straniere, fra i massimi specialisti nei propri ambiti. Obiettivo del convegno, organizzato da Daniele Baglioni e Luca Rigobianco, è affrontare il tema delle lingue di attestazione frammentaria e della loro ricostruzione dalle prospettive più varie, facendo dialogare specialisti del mondo antico con esperti di lingue medievali e moderne, in un arco cronologico amplissimo che va Vicino Oriente Antico fino all’Italia contemporanea. Molte le lingue di cui si parlerà nella due giorni cafoscarina, alcune note (almeno di nome) come il babilonese, l’egiziano, l’ittita, l’etrusco, i dialetti del greco e del latino che si parlavano sulle coste dell’Africa settentrionale; altre meno conosciute, per esempio il “mozarabo”, cioè la lingua romanza diffusa in Andalusia ai tempi della dominazione araba, oppure il veglioto, l’antica parlata dell’isola di Veglia (oggi Krk, in Croazia) estintasi nel 1898 con la morte dell’ultimo parlante, il barbiere Tuone Udaina (Antonio Udina).

Infine, ci sono le lingue vive, ma forse ancora per poco, perché a parlarle sono sempre meno persone, e sempre meno bene, visto che hanno sempre meno occasione di usarle: ne sono esempi il “cimbro” e il “mòcheno”, dialetti tedeschi arcaici che resistono in piccoli centri del Veneto e del Trentino, e l’istrorumeno, un tempo caratteristico dell’Istria (come rivela il nome), ma oggi più vivo all’estero che in patria per via delle consistenti migrazioni.

Ma si affronterà anche il tema dei prestiti linguistici, frammenti di lingua sopravvissuti e adottati all'interno di un'altra lingua. Quanti di noi sanno infatti che parole comuni nell'italiano come persona, satellite e addirittura mondo, paiono arrivarci dall'etrusco?

Insomma "ricostruire una lingua" non è cosa facile, soprattutto se non viene più parlata e ne sopravvivono soltanto dei frammenti. Qual era il suo sistema grammaticale, come "funzionava" nella realtà. Questo il compito non facile degli studiosi che si daranno appuntamento a Ca' Foscari per contribuire a far luce su questi aspetti.

Convegno internazionale di studi
Ricostruire lingue: dalle Restsprachen alle endangered languages
2-3 dicembre 2021 Aula Baratto, Ca’ Foscari

 

QUI IL PROGRAMMA

Il convegno potrà essere seguito a distanza su Zoom, previa iscrizione al link unive.zoom.us/meeting/register/tZMpce2hrzgqE9xAfCJp87z4PNz63Ojhw4hs.