"Charlando con las escritoras": primo appuntamento con Mónica Ojeda

“Charlando con las escritoras” è la nuova serie di appuntamenti organizzata dalla Sezione di Iberistica del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati, dedicata alle giovani scrittrici ispano-americane che maggiormente stanno destando l’interesse della critica e dei lettori. Tale iniziativa si inserisce nel ciclo di incontri “Incroci di Civiltà - Writers in Conversation”

Il primo incontro, previsto mercoledì 28 aprile alle ore 19, vedrà la partecipazione di Mónica Ojeda (Guayaquil, 1988), prima autrice ecuadoriana ospite a Ca’ Foscari. Questo incontro, come quello successivo che vedrà protagonista l’uruguaiana Vera Giaconi (Montevideo, 1974), è stato promosso dal professor Francisco de Borja Gómez Iglesias che, nell’ambito del corso di traduzione, ha proposto a studenti e a studentesse lo studio e la traduzione di due testi delle scrittrici.

Mónica Ojeda vanta un curriculum di eccellenza: è stata finalista del premio Ribera del Duero (il concorso letterario biennale più prestigioso dedicato al racconto in lingua spagnola), ed è stata inserita tra le 25 migliori giovani scrittrici in lingua spagnola dalla rivista Granta nonché nella lista Bogotá 39, del Hay Festival, delle migliori scrittrici latinoamericane under quaranta. Nel febbraio 2021, Alessandro Polidoro Editore ha pubblicato la traduzione italiana del suo romanzo Mandíbula. Annoverata all’interno di ciò che viene definito “gótico andino”, una variante del genere che si abbevera alla fonte della mitologia specifica di tale regione culturale, la sua scrittura muove dalla necessità di affrontare temi come la violenza in quanto serbatoio di dolore e paura ma anche di desiderio e piacere. Scevra di qualsiasi volontà di veicolare messaggi e denunce ma pregna solo di nuovi significati che scardinano le certezze monolitiche, la letteratura di Ojeda si fa specchio di quei contrasti che caratterizzano la complessità dell’esistenza umana: le vittime sono al contempo carnefici, e c’è piacere nel dolore così come orrore nella bellezza.

La serie di appuntamenti di “Charlando con las escritoras” continuerà nell’autunno 2021 con gli incontri organizzati dalla professoressa Margherita Cannavacciuolo e dalla professoressa Alice Favaro, che vedranno protagoniste Guadalupe Nettel (Messico, 1973), Liliana Colanzi (Santa Cruz, Bolivia, 1981), Jimena Néspolo (Buenos Aires, 1973), Valeria Luiselli (Messico, 1983), Mylene Fernández (La Habana, 1963), scrittrici le cui opere tracciano i contorni di un fenomeno letterario inedito. 

In continuità e opposizione rispetto al “boom de la nueva novela latinoamericana” degli anni Sessanta, che consacrò scrittori come Mario Vargas Llosa, Gabriel García Márquez e Carlos Fuentes, El País registra questa nuova e felice contingenza letteraria in un articolo del 14 agosto 2017 che definisce come “el otro boom latinoamericano”. Con tale espressione si sancisce l’esistenza di un fenomeno originale che, come il precedente, ristabilisce il primato letterario latino-americano coinvolgendo nuove penne e un nuovo pubblico di lettori; diversamente dal primo boom, invece, in cui non appariva alcuna scrittrice, questa rinnovata circostanza letteraria vede una presenza esclusivamente e squisitamente femminile. Alla differenza di genere tra i due fenomeni si somma una diversa propensione per l’uso dell’esotico nel terreno letterario. Se l’esotismo che interessa la narrativa del boom degli anni Sessanta si configura una strategia letteraria che propone un’immagine a prima vista confortante dell’America Latina ma che in ultima istanza mira a smascherare e scardinare l’invenzione del territorio latino-americano inaugurata con la “Scoperta”, la nuova narrativa femminile contemporanea problematizza l’elemento esotico trasformandolo in una materia torbida che, se inserita nella narrazione, provoca nel lettore sentimenti di turbamento, inquietudine e repulsione.

Si tratta di produzioni letterarie che esplorano i luoghi oscuri e desolati dell’essere umano, così come le nefandezze del mondo che ci circonda. La dissonanza è la cifra della narrativa di questo altro boom latino-americano, giacché le pieghe dell’esistenza si fanno luogo di rottura di qualsiasi univocità e teatro di seducenti e terrificanti ossimori. 

Tra i tanti temi trattati - emarginazione, violenza, malessere esistenziale, alienazione, estraniamento del soggetto e della scrittura - il corpo costituisce il perno e l’ossessione della narrazione. Scomposto, rotto, violato, amputato e deformato, il corpo diviene la culla misteriosa in cui si incarna l’orrida bellezza e dove l’individuo sperimenta e supera il proprio limite. Ed è così che, ad esempio, la gestazione racchiude l’avvio di un meccanismo parassitario, la totalità del soggetto diventa una testa che vola al di sopra delle bruttezze umane e al di là dei propri traumi, il sangue è al contempo vincolo e alimento, e le vene si fanno ricettacolo di odio e invito al delitto poiché costituiscono l’unico punto del corpo che non si può riparare né cucire. 

La nuova narrativa femminile ispano-americana riduce ai minimi termini il corpo al fine di delegittimarne le convenzioni e i paradigmi discorsivi socialmente e tradizionalmente stabiliti, proponendo forme e strategie differenti e inesplorate per abitarlo e abitare la realtà mutevole e oscura che ci circonda.

Per maggiori informazioni e per partecipare all'appuntamento del 28 aprile, si può fare riferimento a questa pagina.

Margherita Cannavacciuolo