Incroci di Civiltà torna a novembre 2021. Intervista a Flavio Gregori

In programma a novembre la quattordicesima edizione di Incroci di Civiltà, il Festival internazionale di Letteratura organizzato dall’Università Ca’ Foscari, che promuove l’incontro tra il pubblico e alcuni degli autori più interessanti del momento. Sarà un’edizione ancora tutta da scoprire, quella del 2021, che presenta già alcune novità, come il Premio dedicato all’editoria e intitolato a Cesare De Michelis. A breve tutte le informazioni saranno pubblicate al sito web Incroci di Civiltà.

Un cambiamento anche al vertice del Festival, dove Flavio Gregori raccoglie il testimone di Pia Masiero diventando il nuovo direttore di Incroci di Civiltà. Abbiamo chiesto al prof. Gregori di raccontarci come sarà il futuro di uno degli eventi culturali di punta dell’ateneo veneziano.

Professor Gregori, che impronta darà la sua direzione a ‘Incroci di Civiltà’? Ci può già anticipare qualcosa sulla nuova edizione? 

Il primo passo sarà proprio quello di riavviare il Festival che il Covid ha messo in sordina, come tante altre attività che si svolgono con il pubblico. La quattordicesima edizione di Incroci è prevista a novembre 2021, un segnale di ripresa che ci vede prudenti ma ottimisti. Nel 2020, in piena pandemia, abbiamo comunque realizzato online ‘Incroci 12 e ½’, ben consapevoli però che quello che rende vivo Incroci è proprio il contatto umano, l’incontro, il dialogo. Riavviare tutto questo è già una sfida, che speriamo di poter gestire in autunno. Naturalmente siamo pronti anche a preparare un ‘piano B’ ma quello che desideriamo soprattutto è un Festival in presenza. Per ragioni di prudenza organizzativa la prossima edizione sarà probabilmente più ‘europea’ che mondiale, speriamo di avere tutti gli autori in programma a Venezia ma se ci dovessero essere ancora problemi con gli spostamenti valuteremo una formula mista, dove un autore a distanza dialogherà con uno presente in sala.

Per il resto, nel lungo periodo, intendo proseguire alcune strade che Pia Masiero, la precedente direttrice, aveva già egregiamente tracciato: mantenere un’idea di Festival condiviso, coinvolgendo istituzioni, enti, case editrici e altri Festival. Vorrei stringere nuove collaborazioni con Festival letterari nazionali, anche per far conoscere la specificità di Incroci, che è proprio la sua dimensione internazionale e di apertura verso il mondo.

Vorrei poi un ‘Incroci’ attivo tutto l’anno, ancora più legato alla didattica e alla ricerca di Ca’ Foscari, con un ampio coinvolgimento di studenti e con la moltiplicazione di appuntamenti letterari anche al di fuori dei giorni ‘clou’ del Festival.

Tra le novità dell’edizione 2021 ci sarà un Premio intitolato a Cesare De Michelis e dedicato a un editore particolarmente innovativo e internazionale. Il Premio, organizzato assieme alla Fondazione di Venezia e Marsilio Editori, è un ulteriore segnale di come Incroci guardi agli autori ma anche a tutti i comparti della letteratura, dalla traduzione all’editoria.

Gli eventi culturali, il mondo della cultura in generale, sono stati tra i settori più colpiti dalle restrizioni imposte dalla situazione epidemiologica. Come si immagina – e come vorrebbe che fosse - la ripresa? 

Oltre al doloroso bilancio in termini di vite umane, la pandemia ha prodotto danni economici in molti settori. La cultura è uno di questi. Gli operatori culturali, ai quali esprimo la mia vicinanza, sono stati gravemente colpiti. Come sottolineato più volte anche dal Ministro Franceschini, voglio pensare che grazie ai vaccini e al rallentamento dei contagi si possa al più presto rimettere in moto l’industria culturale, per il fattore economico ma non solo. La cultura per il nostro Paese un bene fondamentale, mi auguro che al più presto si possa tornare nelle sale teatrali, cinematografiche, ai Festival, alle conferenze. Spero si possano spegnere un po’ di più gli schermi dei nostri pc, che pure hanno avuto un ruolo cruciale in questo anno, e che si possa ritrovare la dimensione umana e “corporea” degli incontri culturali.

Nel periodo di pausa forzata siete rimasti in contatto, come staff di Incroci, con pubblico e autori? Ha percepito quali sono i nuovi bisogni, da una parte, e i nuovi ‘trend’, dall’altra? 

I contatti, specialmente con gli autori, si sono forzatamente diradati anche se non si sono mai del tutto interrotti. L’edizione online del 2020 ne è una dimostrazione. La vera vittima però è stata il pubblico. Personalmente mi manca molto il rapporto con le persone, con il pubblico di Incroci. Penso alle occasioni più istituzionali ma anche a quelle più ristrette, quelle degli incontri preparatori nelle librerie o a CFZ, o durante i firmacopie, dove il contatto era semplice e diretto favorendo sempre una buona occasione per chiacchierare e stringersi la mano. Mi manca, come mi manca il contatto con gli studenti, che in tempi ‘normali’ non si esaurisce nelle ore di lezione ma continua nei momenti di pausa, che diventano occasioni per un confronto o un approfondimento. Le chat di Gmeet o di Zoom non potranno mai sostituire una chiacchierata tra persone che condividono lo stesso spazio. 

La dimensione virtuale ha sicuramente alcuni vantaggi, primo fra tutti la comodità che deriva dal non doversi necessariamente spostare da casa, ma temo che il rischio sia quello di cedere alla pigrizia. L’esperienza diretta è fondamentale. I Festival letterari in particolare hanno una funzione molto importante, che è quella dell’esperienza umana e del contatto. Leggere libri è un’azione di per sé ‘a distanza’, privata. Gli incontri con gli autori arricchiscono questa esperienza solitaria con la dimensione sociale e “corporea”. La fruizione condivisa è insostituibile e con la mediazione dell’online viene meno il fine primo di questi incontri.

#Iorestoacasa è stata per molti un’occasione per dedicarsi ai libri. Qual è stata la sua ‘top list’ letteraria?

Stare a casa non ha aumentato il mio tempo per la lettura e, anzi, stare a lungo davanti allo schermo diminuisce lo spazio disponibile per leggere in tranquillità. Oltre a questo, molto di quello che leggo è legato al mio lavoro, come per esempio i romanzi gotici del tardo settecento inglese. In questi mesi ho però riletto alcuni classici, come Dostoevskij, Tolstoj, Balzac, un po’ per piacere e un po' per il mio lavoro. Ho trascurato, purtroppo, gli autori italiani contemporanei, ma contro di riprenderli in mano durante l’estate. Ho letto un po' più poesia, non soltanto la grande poesia di Keats (nella ricorrenza dei 200 anni dalla morte) ma anche autrici italiane come Amelia Rosselli e Maria Luisa Spaziani, e recentemente ho riletto Adam Zagajewski, uno dei più importanti poeti polacchi mancato di recente, ospite di Incroci nell’edizione 2011.

Chi è il suo ospite ‘ideale’ per una futura edizione di Incroci di Civiltà?

Tra i primi che mi vengono in mente ci sono Olga Tokarczuk, Murakami Haruki, Kazuo Ishiguro, la poetessa americana Louise Glück, tra le voci più interessanti dei nostri tempi.  

Mi piacerebbe anche organizzare una conversazione con Amanda Gorman, la giovane poetessa afroamericana che ha accompagnato l’insediamento di Biden alla Casa Bianca. Gorman è una voce importante, esponente di una poesia politica e di impegno civile che è molto importante in America ma che in Italia non è facile da capire. La sua ‘The hill we climb’ è un messaggio carico di aspettative ma anche di rivendicazioni con istanze molto forti. Sarebbe molto interessante ascoltare un punto di vista così giovane e autorevole, che racconti la poesia come impegno sociale. Queste sono alcune delle mie idee. Insieme a me, nel comitato direttivo di incroci ci sono i docenti Shaul Bassi, Pia Masiero, Marco Ceresa, Nicoletta Pesaro, Marco Dalla Gassa e Alessandro Cinquegrani. Saranno anche loro a consigliare autori e percorsi, insieme ai tanti colleghi dell'Ateneo che da anni contribuiscono a Incroci. Incroci di Civiltà infatti è il risultato di un lavoro condiviso e polifonico.

Federica Scotellaro