I manager della finanza sostenibile si formano a Ca' Foscari

Dopo la firma della convenzione tra il Dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari Venezia e CentroMarca Banca Credito Cooperativo di Treviso e Venezia (CMB) lo scorso ottobre, che ha promosso la collaborazione sui temi della finanza green, parte da lunedì 29 marzo il primo corso universitario interdisciplinare in ESG e Finanza Sostenibile offerto agli studenti magistrali del corso in Economia e Finanza. Tenuto da Michele Costola, inaugura una nuova stagione nel campo della formazione economica, tradizionale asset di Ca’ Foscari, intercettando le esigenze espresse dal mondo del lavoro che richiede sempre più competenze green.

Il corso sarà dedicato a promuovere l’integrazione dei criteri ESG nella valutazione dell’affidabilità creditizia e valutare i rischi e le opportunità connesse al cambiamento climatico al fine di accrescere la sensibilità sui temi di finanza sostenibile dei propri laureati e manager di domani.

La finanza sostenibile è una tematica quanto mai attuale perché permette di cogliere vantaggi sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello dei rendimenti. È dimostrato infatti che le aziende quotate in borsa che si impegnano a prendersi carico di miglioramenti attraverso l’attenzione alle necessità di un'economia sana e sostenibile, sono ben viste dal sistema finanziario tanto da produrre rendimenti migliori rispetto a quelle tradizionali in quanto permettono di calmierare il rischio e migliorare il futuro delle prossime generazioni.

Il termine ESG è stato coniato ufficialmente nel 2004 con la pubblicazione del report “Who Cares Wins” da parte della UN Global Compact Initiative e raggruppa tre dei principali pilastri della finanza etica: ovvero il pilastro ambientale (E), sociale (S) e di buon governo (G). 

Negli ultimi anni, le crescenti e oggettive preoccupazioni per il riscaldamento globale e per le implicazioni della crisi finanziaria del 2008 hanno portato gli investimenti sostenibili a registrare un sensibile aumento di interesse ed è diventata ora una preoccupazione di interesse generale e non solo una pratica di investimento di nicchia. Ad oggi, la maggior parte dei gestori patrimoniali del mondo sono firmatari dei Principi per l’Investimento Responsabile (PRI) delle Nazioni Unite, rappresentando circa 100 trilioni di dollari di patrimonio gestito. 

Questo nuovo settore, pur in rapida espansione, non è ancora sufficientemente e propriamente regolamentato, per investitori, manager aziendali e politici vi è bisogno di una comprensione più approfondita delle particolarità intrinseche di questo fenomeno e una più ampia conoscenza dei potenziali impatti delle dimensioni ESG. 

“Per questo i nuovi manager devono essere messi in grado di imparare ad orientarsi in un ambiente che è ancora molto eterogeneo e con rischi da non sottovalutare, come evidenziato dall’attività di ricerca del gruppo di finanza sostenibile – dichiara la Prof.ssa Loriana Pelizzon, coordinatrice del Corso di Laurea in Economia e Finanza del Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari. Uno su tutti è quello di condurre gli investitori a una inefficiente allocazione delle proprie risorse e conseguentemente il rischio di non cogliere il grande potenziale della finanza per sostenere non solo la transizione sostenibile ma lo stesso futuro sostenibile. A partire dai corsi in Economia e Finanza, ma non solo, questi temi devono essere affrontati con rigore scientifico” conclude la Prof.ssa Pelizzon.

“La convezione con Ca’ Foscari in merito ai temi della finanza green ed il sostegno agli studi di questo settore di primaria importanza sono il modo migliore per contribuire alla crescita della ricerca scientifica e degli investimenti sostenibili. Lo scopo è collaborare concretamente per dare alla finanza responsabile il ruolo di primo piano che merita – afferma Tiziano Cenedese Presidente di CMB - È un passo importante che attesta la volontà di CentroMarca Banca, che da sempre investe nella formazione relativa a tematiche di avanguardia, confermando il proprio rapporto con il territorio e valorizzando le professionalità locali. La banca sostenibile è la banca del presente e del futuro – conclude Tiziano Cenedese - che si confronta con le nuove tecnologie green senza dimenticare il suo ruolo sociale, di supporto all’economia reale.”

La collaborazione con CentroMarca Banca Credito Cooperativo costituisce non solo un’importante occasione di contribuire alla crescita formativa dei giovani sui temi green, ma consente anche di poter mettere a disposizione del territorio la capacità dell’ateneo su questi temi di ricerca.

A proposito di ricerca, i primi risultati ci vengono da due articoli scientifici dei ricercatori dell’ateneo che evidenziano la difficoltà delle agenzie di rating ESG di raggiungere un consenso, testimoniando la confusione attorno a questo tema e le difficoltà derivanti dalla misurazione delle diverse dimensioni della sostenibilità, attenzione al sociale e buona governance. 

Un primo lavoro, “Inside the ESG Ratings: (Dis)agreement and Performance”, indaga infatti sulla metodologia di calcolo e sulle differenze principali tra le tante agenzie di rating ESG operanti oggi nel mercato. Ciò che emerge dalle ricerche è che la mancanza di una definizione condivisa delle dimensioni ESG porta ad avere rating ESG anche molto discordanti.  Questo ha delle forti implicazioni sia sul lato operativo, quindi sull’identificazione di benchmark affidabili, sia in termini di rendimenti. Il disaccordo sui punteggi forniti dalle agenzie di rating disperde, infatti, l'effetto delle preferenze degli investitori ESG sui prezzi delle attività finanziarie, al punto che anche quando vi è un accordo generale di valutazione si rischia di trovare un impatto molto limitato sulle performance finanziarie.

A contribuire a questa confusione sono le stesse agenzie di rating che, seguendo le richieste del mercato, si trovano costrette a cambiare frequentemente la metodologia di calcolo dei rating stessi. In un secondo lavoro “The power of ESG ratings on stock markets” viene infatti dimostrato come variazioni dei rating ESG, create dal cambiamento nella metodologia (quindi non legate a effettivi cambiamenti nella sostenibilità dell'impresa) portino a modifiche dei prezzi temporanee, che rischiano di distorcere il comportamento degli investitori creando al contempo opportunità per i venditori allo scoperto e/o investitori informati, che guadagnano letteralmente sulla “confusione” che le agenzie di rating ESG creano.

Fanno parte del gruppo di ricerca del Dipartimento di Economia Monica Billio, Loriana Pelizzon, Michele Costola, Stefano Battiston e alcuni giovani ricercatori, reclutati anche grazie al finanziamento di CentroMarca Banca.

Federica Ferrarin