Negli ultimi anni i Paesi dell’Unione Europea hanno adottato una serie di misure per prevenire e contrastare la violenza contro le donne e incrementare la protezione e il supporto alle vittime. Eppure, secondo l’ultima survey dell’European Institute for gender equality, con l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, pubblicata lo scorso novembre, una donna su sei nell’Unione europea ha subito violenza sessuale, incluso stupro, nella propria vita adulta; una su cinque ha subito violenza nel contesto famigliare e nelle relazioni personali, una su tre è stata molestata sessualmente a lavoro. Preoccupante il fatto che solo una su cinque partecipanti all’indagine abbia contattato i servizi sociali e solo una su otto abbia riportato la violenza alla polizia (fonte: https://fra.europa.eu/en/publication/2024/eu-gender-violence-survey-key-results).
Sara De Vido, docente di diritto internazionale, delegata alla parità di genere e coordinatrice GEP Team all’Università Ca’ Foscari, è esperta giuridica per lo European Union Network on preventing gender-based violence and domestic violence, creato dalla Commissione europea, nonché autrice del rapporto “EU law in light of the Istanbul Convention: legal implications after accession”, realizzato nell’ambito della rete European Equality Law Network su incarico della DG Just. Il rapporto analizza le implicazioni giuridiche, a livello europeo, dell’adesione dell’UE alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul). Il rapporto è stato presentato a Bruxelles nel novembre 2024.
Professoressa, a livello giuridico quali sono le direttrici principali che possiamo distinguere nell’Unione europea sul tema del contrasto alla violenza di genere?
A livello europeo, è importante sottolineare la ratifica della Convenzione di Istanbul da parte di 22 Stati Membri dell’Unione Europea, l’adesione da parte dell’Unione Europea avvenuta nel giugno 2023, con entrata in vigore dal 1 ottobre 2023, e l’adozione nel maggio 2024 della Direttiva (UE) 2024/1385 sulla lotta contro la violenza contro le donne e la violenza domestica. Sono tutti passaggi giuridici significativi. Da un lato, con la ratifica (o l’adesione) della Convenzione di Istanbul, uno Stato parte, e ora anche la UE, è sottoposto al meccanismo di monitoraggio istituito da questo strumento giuridico, il GREVIO, che nei mesi scorsi ha svolto la seconda visita in Italia. Dall’altro lato, l’adesione da parte dell’UE, per quanto concerne le materie di competenza di questa organizzazione naturalmente, ha un effetto importante su quei paesi che non hanno ratificato la Convenzione. Per il tramite dell’UE, ancorché solo per alcuni profili, la Convenzione di Istanbul “entra” nei sistemi giuridici di questi paesi, che dovranno quindi adeguarsi alla normativa dell’UE, in primis la Direttiva.
Quali sono le implicazioni giuridiche principali nel contrasto alle forme di violenza online (come la condivisione non consensuale di materiale intimo o manipolato, il cyberstalking, le molestie informatiche e l'incitamento informatico alla violenza o all'odio con riferimento al genere)?
Rispetto alla Convenzione di Istanbul, la Direttiva criminalizza varie forme di violenza nel mondo digitale, prevedendo anche un ampliamento delle circostanze aggravanti. Ad esempio, una circostanza aggravante prevista nella Direttiva, che gli Stati membri dovranno incorporare nell’ordinamento interno, riguarda il caso in cui il reato sia “finalizzato a punire la vittima per l'orientamento sessuale”. E’ inoltre previsto un coordinamento con il Digital Services Act per quanto riguarda la rimozione del materiale online che integra una delle forme di violenza contemplate dalla Direttiva. Sono altresì contemplate ampie misure di prevenzione.
Quali sono i punti di forza e di debolezza della Direttiva?
La Direttiva non è perfetta, perché comunque frutto di una procedura legislativa ordinaria nella quale il ruolo del Consiglio è stato determinante. La Direttiva infatti non prevede, perché il consenso non si è raggiunto in Consiglio, l’armonizzazione degli elementi del reato di stupro: armonizzazione che era stata voluta tanto da Commissione e Parlamento quanto dalla società civile. Inoltre, nel testo si parla solo di “genere” e non di “sesso”, un compromesso che ovviamente fa perdere il senso della strutturalità della violenza che si produce attraverso meccanismi sociali radicati basati su stereotipi di genere. Certo è che questa Direttiva è lo strumento più avanzato che abbiamo al momento, che punta molto alla prevenzione, inclusa, e questo è cruciale, l’educazione sul concetto di consenso. Inoltre, l’adesione alla Convenzione ha già influenzato la giurisprudenza della Corte di giustizia della UE.
Ci può fare un esempio?
Certo, la Corte di giustizia in ben tre sentenze lo scorso anno ha considerato la Convenzione di Istanbul quale “trattato rilevante” ai sensi di una disposizione dei trattati, l’articolo 78(1) TFUE, in materia di asilo. Concretamente, nella sentenza del 4 ottobre 2024, in merito ai casi di due donne afgane che sostenevano di essere perseguitate in quanto donne sotto il nuovo regime talebano, la Corte ha deciso che non è necessario stabilire che le richiedenti rischino di essere perseguitate e soggette ad atti di persecuzione una volta rientrate nel paese di origine. È sufficiente prendere in considerazione la loro nazionalità e il loro genere in un paese che discrimina le donne al punto da poter parlare di “gender apartheid”.
Quali sono le sfide maggiori che si devono affrontare?
Tra le sfide vi è quella della trasposizione della Direttiva nel diritto interno degli Stati membri della UE, che richiederà un’azione anche da parte del nostro Paese. Come sappiamo l’Italia ha nel proprio ordinamento il reato di condivisione non consensuale di immagini o video sessualmente espliciti (c.d revenge porn, anche se il termine è improprio), ma non il reato di discorso d’odio sulla base del genere. La trasposizione della Direttiva è richiesta entro il 2027. L’altra sfida è il clima generale, a livello tanto europeo quanto internazionale, sui temi di genere. La tutela dei diritti delle donne, soprattutto coloro che si collocano all’intersezione di diverse forme di discriminazione, dei diritti LGBTQAI+, l’accesso ai servizi di salute riproduttiva sono in pericolo a causa di stereotipi e miti attorno al termine genere, nonché a causa di una preoccupante disinformazione.
Cosa possiamo fare nel nostro contesto?
Continuare a lavorare su informazione, sensibilizzazione e formazione, coinvolgendo tutta la comunità cafoscarina. Una cultura patriarcale non si cambia in un giorno, ma passi avanti si possono e si devono compiere per rendere l’ambiente universitario inclusivo e rispettoso.
L’Università Ca’ Foscari, grazie all’Archivio Scritture Scrittrici Migranti, celebra anche quest’anno la Giornata internazionale dei diritti delle donne con una serie di iniziative
8 marzo a Ca' Foscari - Giornata internazionale dei diritti delle donne // Venerdì 7 marzo 2025
Venerdì 7 marzo 2025
Ore 9.45-11.00
Tesa 1 Ca’ Foscari Zattere - Dorsoduro 1392
Saluti
Sara De Vido, Delegata alla parità di genere e coordinatrice GEP Team
Presentazione del volume Fuorché il silenzio: trentasei voci di donne afghane a cura di Daniela Meneghini
La curatrice dialogherà con Ricciarda Ricorda, Archivio Scritture Scrittrici Migranti
Ore 11.15-13.00
Auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino, Dorsoduro 3689
Coordina: Vanessa Castagna, Archivio Scritture Scrittrici Migranti
Saluti
Alessio Cotugno, Prorettore alla Comunicazione e alla Valorizzazione delle Conoscenze
Imma Caputo, Progetto LEI
Premiazione del concorso artistico-letterario Pane e Mimose - seconda edizione
Presentazione del progetto di mentoring Professione poesia? e testimonianze
Performance musicale a cura di Cecilia Vendrasco, flautista dottoranda presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia