Barbante: "il clima è in crisi, la scienza denuncia da anni"

Carlo Barbante, docente di Ca’ Foscari, direttore dell'Istituto di scienze polari del Cnr e coordinatore del progetto internazionale Ice Memory, è uno dei massimi esperti sulla situazione dei ghiacciai europei. 

Il ghiacciaio della Marmolada, dove il recente distacco di 300mila metri cubi di ghiaccio, acqua e detriti ha provocato un bilancio pesantissimo di morti e feriti, è uno dei campi di ricerca del team. “E' un ghiacciaio di bassa quota, una delle sentinelle del cambiamento climatico globale - ci spiega Barbante. - Il giorno della tragedia, lo 0 termico era a 4.800 metri, mentre in questo periodo di solito è a 3.000. Un evento eccezionale”.

Il gruppo italiano del progetto effettua carotaggi nel ghiaccio per analizzare differenti climi nazionali in ghiacciai a basse quote e latitudini più meridionali che sono destinati a scomparire nei prossimi decenni. Tra questi: due ghiacciai nelle Alpi orientali (Marmolada e Montasio), l’ultimo corpo glaciale residuo negli Appennini (Gran Sasso d’Italia) e due ghiacciai d’alta quota nelle Alpi occidentali (Grand Combin e Monte Rosa).

Le carote di ghiaccio permettono di ottenere informazioni sia sulle cause che sugli effetti dei cambiamenti ambientali e climatici. In uno stesso campione si susseguono strati formatisi nel corso degli anni, una registrazione continua di eventi e condizioni che danno origine a un vero e proprio archivio ambientale stratificato. 

Professore, dove si trovava quando è avvenuto il distacco sulla Marmolada?

Ero sulle Tofane, era una giornata bellissima. Vedevo la Marmolada ma non ho visto il distacco.

Cosa è successo esattamente sulla Marmolada?

Si è trattato di un evento eccezionale che fa seguito al caldo di queste ultime settimane. Una fusione superficiale del ghiaccio ha generato una percolazione di acqua negli strati più profondi.  L’acqua ha riempito un crepaccio, in una zona dove la roccia sottostante è molto pendente, e il peso ha fatto collassare a valle un’enorme massa ghiacciata con una forza eccezionale. 

Si poteva prevedere?

È la domanda più ricorrente di queste ore. Non si poteva prevedere, è stata una fatalità. Quello che è accaduto sulla Marmolada non è direttamente attribuibile al riscaldamento climatico, ma questi eventi estremi si inseriscono in uno scenario di costante e rapido riscaldamento, in un clima danneggiato, e stanno accadendo sempre più spesso. I nostri ghiacciai si stanno sciogliendo. A maggio è successo un evento simile sul Grand Combin, nelle Alpi occidentali, provocando due morti. 

La scienza denuncia da tempo la crisi climatica in atto. Cosa si può ancora fare e che ruolo ha la Ricerca?

La scienza ha il dovere di denunciare quello che sta avvenendo al nostro clima, e la politica dovrebbe ascoltare. Da decenni parliamo di crisi climatica, non più di cambiamento climatico, e preoccupa soprattutto la rapidità. Nell’ultimo secolo abbiamo registrato un aumento di temperatura media a livello globale di 1.2 gradi, ma ben più alta nelle zone alpine e nelle zone artiche. Dobbiamo invertire questa tendenza, è il momento di agire, anche se i ghiacciai ci dicono che pur interrompendo oggi stesso le emissioni la loro massa continuerà a diminuire per i prossimi 30 anni. 

 

Ice Memory è un progetto di ricerca internazionale riconosciuto dall’UNESCO con un duplice obiettivo: raccogliere e conservare campioni di ghiaccio prelevati dai ghiacciai di tutto il mondo che potrebbero scomparire o ridursi moltissimo a causa del riscaldamento globale.

L’Italia è tra i capifila del progetto, sotto la guida del dell’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISP-CNR) e l’Università Ca' Foscari Venezia, assieme alla Fondation Université Grenoble Alpes (FR). Il progetto riunisce: Paul Scherrer Institut (PSI), CNRS, French National Research Institute for Sustainable Development (IRD-France); Istituto Polare Francese (IPEV) e il Programma nazionale per le ricerche in Antartide (PNRA).

Federica Scotellaro